Cronaca

Dalla metro ai bus, a Catania la mobilità è "insostenibile" per i disabili

Stazioni metro completamente inaccessibili, difficoltà per salire sui bus, barriere architettoniche, mancanza di un garante. Salvatore Mirabella, dell'associazione Come Ginestre, ha tracciato il quadro di una mobilità "negata" per i diversamente abili

"Se il sindaco fosse un disabile si occuperebbe molto di più dei problemi di questa categoria". Salvatore Mirabella, rappresentante dell'associazione "Come Ginestre", da tanti anni si batte per affermare i diritti più elementari dei diversamente abili, tra cui quello di poter fruire dei mezzi di trasporto pubblici e non usa mezzi termini per denunciare le inefficienze del sistema cittadino. Nel corso di un'audizione della terza commissione, presieduta da Bartolo Curia, Mirabella ha fatto il punto sullo stato dell'arte della metropolitana di Catania e si è confrontato con l'ingegnere Salvatore Fiore, direttore generale della Fce. Il monumento della bruttura - e delle immani complessità burocratiche tipicamente italliane - è rappresentato dagli ascensori costruiti nelle prime stazioni della metro e mai entrati in funzione né adattati per lo scopo. Essi si trovano nelle zone di viale Ionio, di corso delle Province e sono - purtroppo - la plastica rappresentazione della mobilità inacessibile per i disabili. In quelle stazioni metro, infatti, non si può accedere in maniera agevolata.

Lei ha denunciato da tempo questa situazione. Cosa è emerso in commissione a proposito della condizione della nostra metropolitana?

"Dalla costruzione delle prime stazioni della metropolitana vi sono state tante criticità e molte non sono state risolte. I lotti iniziali, come quelli di piazza Galatea, avevano questi ascensori che non sono mai stati messi in funzione. Sono vuoti dentro e sono come contenitori rimasti lì inutilizzati. Quando vennero realizzati poi le norme cambiarono e si era reso necessario un loro adeguamento. Nel 2017 ci avevano detto che, dopo aver bandito e aggiudicato la gara, sarebbero iniziati i lavori per rifarli ex novo ma sono ancora lì. Ci sono state difficoltà legate ai ricorsi e all'aggiudicazione della gara ma quando un disabile entra in una metro deve capire in quale stazione potrà poi uscire. Di fatto quelle stazioni metro sono inaccessibili".

Quali altre problematiche ha rilevato?

"In occasione della inaugurazione del tratto di Corso Sicilia, alla presenza dell'allora ministro Del Rio, abbiamo fatto precise richieste e sopralluoghi con il dottore Fiore. Non era possibile prendere ascensori perché erano programmati a senso unico, solo per salire o scendere. Abbiamo prodotto una relazione e un servizio fotografico. A Stesicoro c'è il problema della biglietteria: ci sono i livelli intermedi non accessibili, poiché si scende direttamente al piano dei vagoni e il disabile dove dovrebbe fare il biglietto? Il problema della metro è che dovrebbe essere garantita in tutte le tratte esistenti, a meno che non si dica che la metro non sia accessibile per tutti. La mia battaglia non è legata solo ai disabili: ci sono categorie come i non vedenti, gli anziani con difficoltà motorie, le donne con i passaggini che hanno grosse difficoltà. In Europa mi muovo su tutti i mezzi pubblici con la mia carrozzina, perché a Catania non posso? Non siamo in Europa?".

Com'è la situazione per gli altri mezzi pubblici?

"Non migliora. Ho documentato personalmente, con denunce pubbliche riprese dai media, la situazione nel 2008 e nel 2018 dei bus pubblici. Pur essendo dotati di pedana mobile non è mai entrata in funzione. Se mi faccio trovare dinanzi a una fermata, anche in pieno centro, hanno difficoltà a farmi salire con la sedia a rotelle. Spesso gli autisti non sono formati o non sanno come si aziona. Eppure molti bus sono stati acquistati con fondi europei che prevedevano proprio la piena accessibilità. Poi c'è anche una componente di inciviltà: se il bus si ferma iniziano a suonare e spesso le fermate sono circondate da auto in sosta selvaggia. Ho chiesto sul tema incontri con il presidente Amt e con il sindaco ma...nessun confronto. I problemi ci sono anche per i mezzi delle ditte private, come i bus non attrezzati per l'accesso con la carrozzina. Organizzando eventi sportivi per la disabilità ho avuto difficoltà ad indicare agli atleti provenienti da fuori come spostarsi".

Per quanto riguarda treni e aerei come si sono attrezzati?

"Per il trasporto ferroviario la tratta Catania-Palermo, ad esempio, ha i vagoni attrezzati. Paradossalmente se volessi andare a Roma non potrei farlo perché non ci sono treni accessibili. Con il trasporto aereo il servizio è molto migliorato ed è accessibile. Nell'aeroporto di Catania il servizio Sac ha dipendenti formati e c'è un coinvolgimento delle associazioni per discutere delle eventuali criticità e per migliorare i servizi".

Quanto incide l'inciviltà dei comportamenti sulla vita di un disabile?

"Da uno a dieci incide otto. Il problema è culturale ma credo che un'amministrazione comunale, se vuole, può lavorare molto su questo. Il prossimo 3 ottobre sarà il Fiabaday, la giornata per l'abbattimento delle barriere architettoniche e la campagna di quest'anno è dedicata all'indifferenza. Si tratta della prima barriera da abbattere e per questo mi chiedo se il sindaco fosse un disabile come agirebbe. Di sicuro darebbe il suo input. C'è la possibilità di nominare un garante per la disabilità al Comune che non sarebbe risolutore dei problemi, ma darebbe un indirizzo e segnalerebbe le situazioni di difficoltà stimolando l'amministrazione. Nella scorsa sindacatura l'idea era stata portata avanti, sono stati raccolti 45 candidature ma poi sono state messe nel cassetto. E adesso cosa si vuole fare?".

Quali azioni metterebbe in campo se lei fosse il sindaco?

"Io guarderei alla qualità della vita del disabile, garantendo l'accesso alle strutture pubbliche, alle strutture sportive. Garantirei il diritto alla scuola, quest'anno finalmente si è partiti in tempo con l'assistenza agli alunni disabili e si è festeggiato. Si è fatto festa per una cosa che dovrebbe essere normale ma che non lo era perché partiva in ritardo. E poi lavorerei molto sul cambiamento culturale e con le scuole guardando al medio e al lungo termine".

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