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Nursind, infermieri svolgevano mansioni inferiori: giudice condanna azienda a maxi risarcimento

È quanto ha ribadito una sentenza del giudice del Lavoro del Tribunale di Catania, Laura Renda, in una sentenza che ha condannato l’azienda ospedaliera Cannizzaro a versare in media 30 mila euro a sette infermieri

Gli infermieri che svolgono le attività proprie degli operatori sociosanitari subiscono un demansionamento e vanno risarciti. È quanto dice il sindacato Nursind in una nota commentando la sentenza del giudice del Lavoro del Tribunale di Catania, Laura Renda, che ha condannato l’azienda ospedaliera Cannizzaro a versare in media 30 mila euro a sette infermieri che avevano fatto ricorso assistiti dall’avvocato Domenico De Angelis. “Un altro tassello che si aggiunge alla dura battaglia sindacale per la conquista dei diritti negati agli infermieri - commenta Salvatore Vaccaro, vice segretario nazionale Nursind - una vittoria storica dal punto di vista del risarcimento del danno per infermieri che da moltissimi anni vengono demansionati e sfruttati”. 

La vicenda - dice la nota - "riguarda il reparto di Neurologia dell’ospedale Cannizzaro dove lavorano 7 infermieri turnisti nelle 24 ore, e dove non sono stati mai presenti Oss, operatori sociosanitari. Solo dall’aprile 2019 è stato assegnato un Oss che presta la propria attività nel turno antimeridiano o in quello pomeridiano, mai nel turno notturno. Per l’igiene personale, il riordino delle stanze di degenza, il trasporto di materiale biologico e altre mansioni, sono presenti altre figure provenienti da ditte esterne di cui l’azienda si avvale".

Secondo il Nursind, l’assenza di figure di supporto ha determinato una situazione per cui gli infermieri hanno svolto sempre in maniera marginale e affrettata le mansioni proprie della qualifica professionale, dovendo occuparsi anche di altro, come  l’assistenza igienica, imboccare i pazienti non autosufficienti o sanificare carrelli della terapia farmacologica. Nella sentenza il giudice ha ribadito l’orientamento giurisprudenziale consolidato: l’infermiere che venga adibito prevalentemente allo svolgimento di mansioni che non rientrano nel proprio inquadramento professionale, ma che si ritrovi per lunghi periodi a svolgere compiti propri del personale inferiore con altro inquadramento, con evidente nocumento alla propria immagine professionale, ha diritto ad essere risarcito.
“È una vittoria veramente importante per la tutela della professione infermieristica – commenta l’avvocato De Angelis - troppo spesso svilita dalle condotte delle aziende sanitarie che distolgono gli infermieri dall’esercizio della loro professione intellettuale, per adibirli a mansioni ausiliarie e di supporto”.

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