Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Asaec, il coraggio di un imprenditore di dire no al pizzo

Si tratta di un giovane imprenditore agricolo di Biancavilla che, per mostrare la sua gratitudine, ha donato 1.200 chili di arance ad alcuni centri che svolgono attività di sostegno verso i più bisognosi

Lui è un giovane imprenditore agricolo di Biancavilla che, alcuni anni fa, ha deciso di dedicarsi alla coltivazione di lumache. Così, con tanti sacrifici, ha fondato l’azienda agricola Lumacapizziche produce sughi a base di lumache. In poco tempo, Francesco Capizzi riesce a ottenere buoni risultati con la vendita dei suoi prodotti. Poco dopo, però, iniziano i primi problemi. Qualcuno entra nel suo terreno e distrugge a colpi di accetta le condutture irrigue, lasciando pure una croce di legno piantata nel terreno. Un simbolo che ha tutta l'aria di essere un gesto intimidatorio. Francesco non ci pensa e denuncia subito tutto ai carabinieri che avviano le indagini. “Nel settembre del 2018 Francesco ci contatta - racconta il presidente di Asaec Nicola Grassi - per chiederci aiuto e supporto. Da qual momento, lo abbiamo affiancato nelle sue denunce e nella voglia di raccontare la sua storia per  accendere i riflettori sulla mafia dei pascoli che condiziona la libertà d’impresa".

Gli atti di danneggiamento e di pascolo abusivo continuano, ma Francesco non si arrende.  Determinato a non cedere ai ricatti e alle intimidazioni, denuncia puntualmente. Il più recente è un esposto molto articolato.  Adesso che le azioni intimidatorie sembrano finite, Francesco per esprimere la propria gratitudine, ha scelto di compiere un gesto di generosità: una donazione di 1.200 chili di arance, raccolte nei terreni che la mafia non è riuscita a strappare, ad alcuni centri che svolgono attività di sostegno verso i più bisognosi.  Insieme con l'associazione, sono state consegnate 120 cassette di agrumi a diversi enti benefici e nello specifico: l'oratorio Giovanni Paolo II, Librino-Catania, al centro Astalli di Catania, alla Locanda del Samaritano di Catania e alla parrocchia di Biancavilla.  "Il gesto di Francesco Capizzi vuole essere da esempio e incitamento a denunciare per quanti si trovano sotto pressione intimidatrice - dichiara Grassi. Proteggere le terre dalla prepotenza della mafia dei pascoli significa dare respiro e speranza all'imprenditoria giovanile che scommette sull'impresa agricola come sviluppo della nostra economia. La storia di Francesco - conclude il presidente di Asaec - è la vittoria di tanti, dello Stato che ha dimostrato la sua forza, ma soprattutto di tutti coloro che credono che denunciare convenga, sempre".

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