Rifugi antiaerei di Cibali, un mondo dimenticato per oltre mezzo secolo

Di comitive di turisti non c'è traccia in questi luoghi, gli unici visitatori sono topi e qualche speleologo. E' quanto denuncia il consigliere Erio Buceti

Sono dimenticati e spesso anche abbandonati. Si tratta dei rifugi antiaerei di Cibali utilizzati durante la seconda guerra mondiale. Di comitive di turisti non c’è traccia in questi luoghi, gli unici visitatori sono topi e qualche speleologo. E così, monumenti che testimoniano il passato della città etnea, sono trasformati in discariche sotterranee. Il consigliere della quarta circoscrizione, Erio Buceti, chiede di riqualificarli e recuperarli.

rifugi-antiaerei-cibali-1-2"Un quartiere dove basta superare una strada oppure guardare con attenzione in un’area sciarosa per trovarsi di fronte all’ingresso di una struttura in cui ha trovato riparo per mesi la popolazione minacciata dai continui bombardamenti alleati. Un mondo dimenticato per oltre mezzo secolo e che il sottoscritto - dichiara Erio Buceti, consigliere della circoscrizione di “Cibali-Trappeto Nord-San Giovanni Galermo” - chiede alle istituzioni competenti di riportarlo in vita per l’interesse delle scolaresche e di tutti quei catanesi che vogliono toccare con mano le testimonianze di una città ridotta, all’epoca, ad un cumulo di macerie e dov’era più sicuro vivere nel sottosuolo"

"Queste costruzioni, oggi abbandonate, - continua Buceti - sono tutto ciò che resta del tentativo di salvare la gente dai bombardamenti. Siti ricavati da caverne sotterranee e disseminati in ogni parte della città. Per tutte queste ragioni occorre una sinergia con le altre circoscrizioni interessate a questo problema. Creare una collaborazione congiunta che possa portare ad una mappatura di questi luoghi ed alla loro riscoperta comune. Molti rifugi sono talmente grandi da presentare vari accessi e potevano accogliere centinaia di persone"

"Nel centro cittadino - conclude - questi impianti possono trovarsi sotto il pavimento di un negozio o un’abitazione oppure accanto ad una serra. Basta aprire una botola oppure spostare un cespuglio ed ecco che si fa un viaggio indietro nel tempo. Il problema è che molta gente non denuncia queste strutture alle autorità competenti. Anzi, le trasforma in discariche sotterranee dove abbandonarci di tutto. Spazzatura, insieme ai liquami fognari, hanno reso praticamente inaccessibile tanti rifugi a chiunque. Da qui la mia richiesta di mantenere in vita queste testimonianze della “Catania che fu” e rendere i ricoveri fruibili a tutti"

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