San Berillo, la piccola grande rivoluzione degli "Angeli dell'ambiente"

Il progetto di Dusty ha coinvolto 15 ragazzi ventenni di origine africana che avranno il compito di educare alla raccolta differenziata gli abitanti dello storico quartiere catanese

San Berillo ha i suoi "Angeli per l'Ambiente": 15 ragazzi ventenni di origine africana che sulle ali della sostenibilità avranno il compito di educare alla raccolta differenziata gli abitanti dello storico e multietnico quartiere catanese, notoriamente in condizioni di degrado. Non saranno soli, li accompagneranno i 34 studenti universitari con cui hanno condiviso il percorso formativo di educazione ambientale. Otto squadre per otto giornate di sensibilizzazione previste a novembre, tutto moltiplicato per un progetto che può e vuole essere una piccola grande rivoluzione culturale. Perché "non potete andare avanti con un mondo pieno di rifiuti" ha affermato Rossella Pezzino de Geronimo, amministratore della Dusty e ideatrice di quest'iniziativa che ha vinto il primo premio della categoria Imprese nell'ultima edizione della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti. "Trasformare i rifiuti in risorse deve diventare uno stile di vita per il vostro futuro - ha continuato l'amministratore Dusty motivando a gran voce le nuove generazioni - Vi stiamo consegnando un mondo senza bellezza, non soltanto quella che si vede con gli occhi, ma soprattutto quella che si sente nell'animo. Un mondo privo della bellezza dell'etica. Prendete allora in mano le sorti del pianeta e rivoluzionatelo con la solidarietà, il rispetto per il prossimo e per l'ambiente, la responsabilità sociale, la competenza, l'efficienza". Un messaggio sentito che Rossella Pezzino de Geronimo ha rivolto durante la consegna degli attestati di formazione che si è svolta ieri pomeriggio (22 ottobre) nel cortile del Palazzo della Cultura. Per l'occasione hanno voluto essere presenti i rappresentanti degli enti istituzionali che hanno patrocinato il progetto. "Siamo pronti a vedere gli "Angeli" all'opera - ha dichiarato l'assessore comunale alla Cultura Barbara Mirabella - San Berillo è una zona complessa, fin troppo ferita, ma l'entusiasmo che leggo negli occhi di questi ragazzi, protagonisti di un progetto ambizioso, sarà una medicina per il quartiere e per l'ambiente". "È fondamentale il contatto diretto che questi ragazzi avranno con gli abitanti della zona, ma anche con gli esercizi commerciali legati alla movida, perché sul fronte della raccolta differenziata è una fascia su cui bisogna lavorare molto", ha sottolineato la direttrice delle Politiche per l'Ambiente Maria Luisa Areddia, in rappresentanza dell'assessorato comunale al ramo. L'Università di Catania è stata partner cruciale attraverso il Dipartimento di Economia e Impresa e il lavoro formativo svolto dalla docente Agata Matarazzo. È intervenuto per l'occasione Antonio Terrasi, delegato del rettore al Trasferimento tecnologico e ai Rapporti con le imprese ambito tecnico-scientifico: "Angeli dell'Ambiente per San Berillo è un laboratorio all'aperto, cioè all'interno della città piuttosto che dentro i dipartimenti universitari - ha detto - Ciò ha permesso di realizzare una delle missioni del mondo accademico: entrare in contatto con il territorio e le aziende per fare insieme qualcosa di concreto per il futuro. Un futuro che può essere solo sostenibile, per definizione". "Una sostenibilità anche etica - come ha fatto notare la prof.ssa Matarazzo - nella voglia di apprendere e di includersi da parte di questi ragazzi extracomunitari realmente volenterosi. Una realtà di integrazione, dal punto di vista di una docente, davvero commovente". Presente inoltre, in rappresentanza del Dipartimento di Acqua e Rifiuti della Regione Siciliana, il dirigente dell'Unità operativa di Catania Francesco Giustolisi, che ha definito il progetto una scossa verso l'indolenza culturale. Ha concluso suor Roberta della Locanda del Samaritano, realtà da cui è partita per la prima volta l'idea degli "Angeli dell'Ambiente" voluta da Rossella Pezzino de Geronimo: "Progetti come questo fanno bene al cuore - ha affermato la religiosa - perché restituiscono dignità, intesa come integrazione, come incontro dell'uno verso l'altro, come gesto di dare e avere accoglienza, in senso di abbraccio. Partecipare a queste esperienze significa partecipare alla costruzione della bellezza, superando i pregiudizi sociali".

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