Città in festa per Sant' Agata: ecco l'attesa delle suore di clausura

Tra i momenti più suggestivi di questo lungo cammino dei devoti al seguito della loro Santa, il tradizionale canto delle Benedettine del Santissimo Sacramento. Le monache di clausura ci raccontano come vivono il momento

La festa di Sant'Agata è entrata nel vivo. E il tempo clemente, almeno finora, sta accompagnando il giorno più lungo dedicato alla Santa. Dall'alba - subito dopo la Messa dell'Aurora- la Patrona è in giro tra i suoi devoti. Un giro esterno infinito che si concluderà solo domani dopo alcune tappe fisse, come l'ingresso del fercolo in piazza Carlo Alberto, la salita dei Cappuccini, il lento passaggio in via Plebiscito, i botti di Piazza Palestro e il rientro in Cattedrale.

Tra i momenti più suggestivi di questo lungo cammino dei devoti al seguito della loro Santa, il tradizionale canto delle Benedettine del Santissimo Sacramento - e non “Clarisse” come tengono a precisare loro stesse- dell’omonimo monastero sito in via Crociferi.

Le monache di clausura che intonano l’antifona ci raccontano come vivono quei momenti. "E’ una usanza che nasce spontaneamente, come esigenza di pregare e ringraziare la Santa". In passato la Vara della patrona si fermava davanti al monastero di notte, loro cantavano dietro degli spioncini che non permettevano loro di vedere quanta gente assistesse a quel momento. Con gli anni la processione ha cominciato a fermarsi in pieno giorno, il  che ha portato le monache a cantare dietro il cancello e a farsi, quindi,  vedere, spezzando la magia della “poesia della notte”, così come la definisce una delle suore che ci ha accolto nel suo monastero.

Il canto, realizzato dal musicista Tarallo, interpreta la preghiera che Agata ha fatto a Dio come ringraziamento per averla liberata da quell’uomo che voleva sposarla, “Comanda che possa venire verso Te” parte dell’implorazione.

“Si tratta di un canto brevissimo che commuove in una maniera impressionante: si crea un silenzio assoluto ed è come se la Santa fosse proprio lì davanti in carne e ossa. E’ un momento che dà un senso di pace, la gente forse ,oggi più che mai, sente questo bisogno di Dio, di Fede e di Preghiera”. “Ormai sono troppe le cose futili che ci distolgono dai valori importanti e se anche ci divide la grata, questo non significa che non siamo vicini alla gente, visto che l’ideale di vita che condividiamo è il medesimo”. 

E ancora sulla festa in generale, specificano che con l’eccessivo folklore e commercio si rischia di perdere il significato vitale. E sull’essere monache di clausura oggi, le Sorelle chiariscono che deve trattarsi innanzitutto di un bisogno interiore. “ Avvertiamo l’esigenza di cercare,di pregare e di trasmettere quello che noi sentiamo da Dio. E’ un evento innato che si ricollega a determinate circostanze della vita. Siamo sì separati,ma per essere più uniti al mondo:preghiamo per tutti i Fratelli,e specialmente per i giovani che vivono oggi più che mai un momento difficile”.



 

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