Santa Barbara, il sindaco di Paternò: "Stop agli inchini sospetti"

La decisione arriva dopo l'episodio del dicembre scorso quando davanti l'abitazione del figlio di un boss, esponente del clan Assinnata, fu effettuato un inchino reverenziale

Niente più inchini sospetti o deviazioni del percorso per i festeggiamenti di Santa Barbara a Paternò, a stabilirlo sono stati il Sindaco Mauro Mangano insieme alla Parrocchia e al comitato dei festeggiamenti.

Il tutto è stato messo nero su bianco nel nuovo regolamento varato. Il sindaco Mauro Mangano, sentito telefonicamente, ci spiega: “Avevamo preannunciato già l'anno scorso che avremmo dotato la festa di un regolamento che fissasse regole più chiare e stringenti sugli aspetti riguardanti la gestione dei cerei e dei loro portatori”.

La decisione arriva dopo l'episodio del dicembre scorso quando davanti l'abitazione del figlio di un boss, esponente del clan Assinnata, fu effettuato un inchino reverenziale.

La Questura di Catania aveva vietato la partecipazione alla processione religiosa per i due comitati organizzatori che gestivano la varetta degli ortofrutticoli e quella dei dipendenti comunali.

“La presenza delle regole scritte – continua il primo cittadino - ci sembra possa salvaguardare un elemento della festa di Santa Barbara che riteniamo importantissimo, come quello dei cerei, evitando che da testimonianza della devozione popolare ed anche delle caratteristiche storiche della nostra cultura si trasformi in una manifestazione deteriore, nel tentativo di legittimazione della mentalità mafiosa”.

Saranno quindi esclusi dalla festa, i portatori con procedimenti penali o sottoposti a misure disposte a qualsiasi titolo dall'autorità giudiziari o amministrativa.

“Nelle nostre comunità – prosegue Mangano - la battaglia contro la mafia si combatte ogni giorno ed ogni aspetto della vita sociale ed economica può essere il teatro di questo scontro, abbiamo visto come è diventato quasi consueto l'accostamento – sottolinea il sindaco - tra la devozione religiosa e la sottomissione a presunti boss locali, in tante occasioni, perciò è diventato fondamentale riaffermare una radicale distinzione e difendere tradizioni che invece nascono dai bisogni sinceri di identità ed aggregazione delle nostre comunità”.

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