Sequestro di beni per un tassista, patrimonio stimato in oltre 715 mila euro

Riccardo Stefano Zappalà, tassista di piazza, in modo indiretto e per il tramite di intestazioni fittizie, aveva beni immobili e mobili e attività di impresa

Su delega della Procura, i militari del comando provinciale dei carabinieri di Catania hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro dei beni, emesso dal Tribunale di Catania, finalizzato alla successiva confisca, nei confronti di Riccardo Stefano Zappalà ( del 1977). Le indagini patrimoniali svolte dai carabinieri, relative al periodo 1999-2013, hanno fatto emergere che all’interessato, tassista di piazza, sono riferibili, in modo indiretto e per il tramite di intestazioni fittizie, beni immobili e mobili e attività di impresa, il cui valore è apparso sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dallo stesso e dai componenti il suo nucleo familiare.

In particolare sono stati oggetto di sequestro: tre appartamenti nei comuni di Catania e Mascalucia; un locale commerciale a Catania; un’impresa individuale – settore servizio pubblico da piazza con conducente (tassista) con sede legale a San Giovanni La Punta, del valore complessivo stimato in circa 715.000,00 euro.

La replica del legale

Lo Zappalà, con precedenti per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nel febbraio 2016 è stato indagato anche nell’ambito dell’operazione Vicerè condotta dai carabinieri di Catania nei confronti del clan Laudani.

Il giudizio di pericolosità sociale dello Zappalà detto “Scicasoldi”, si fonda sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che attestano che lo stesso, avvalendosi della propria attività di tassista, approvvigionava in condizioni di sicurezza la sostanza stupefacente destinata poi al clan Laudani, mantenendo i contatti con pericolosi trafficanti, anche internazionali (colombiani e sudamericani dimoranti in Olanda).

Zappalà apparteneva al clan Laudani con il coinvolgimento anche in collaterali attività del sodalizio criminale volte ad alterare lo svolgimento delle aste giudiziarie, acquistando unità immobiliari avvalendosi della capacità di intimidazione esercitata nei confronti degli altri concorrenti, collaudando un sistema di “riciclaggio” dei proventi illeciti, ripulendo ingenti somme di danaro, immettendole nel circuito delle aste immobiliari.

Aggiornamento del 19 maggio 2020 - nota del legale

"Con provvedimento del Luglio 2019, avente efficacia di cosa giudicata, il Tribunale di Catania - Sezione Misure di Prevenzione - ha disposto la restituzione in favore del sig. Zappalà Riccardo Stefano di tutti i beni sottoposti a sequestro di prevenzione nel Novembre del 2017. Allo stesso veniva contestata la contiguità al clan denominato Laudani e la sproporzione tra redditi conseguiti e patrimonio posseduto. A conclusione della vicenda giudiziaria suddetta, il Tribunale di Catania ha riconosciuto l’assoluta estraneità dello Zappalà Riccardo Stefano a qualunque contesto malavitoso, l’assoluta regolarità delle operazioni di acquisto dei beni allo stesso intestati e su conforme richiesta dell’Ufficio di Procura ha disposto il totale e definitivo svincolo dei beni originariamente sequestrati in quanto lecitamente acquisiti.”

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