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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca

Sgominata una rete di spaccio attiva nei paesi etnei: la base operativa era un bar di Aci Bonaccorsi

I carabinieri hanno monitorato per mesi i movimenti di marijuana e cocaina che avvenivano nei pressi di un bar ubicato ad Aci Bonaccorsi, ricostruendo la rete dei pusher, dei "galoppini" e dei grossisti. Le parole usate per le comunicazioni in codice facevano riferimento anche a prodotti di gastronomia. Il giro d'affari, durante il periodo delle indagini, è stato stimato in 380mila euro. L'operazione "Tiffany" prende il nome dall'omonimo bar di Aci Bonaccorsi

Nelle prime ore del mattino, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica, i carabinieri della compagnia di Acireale e del comando provinciale di Catania, supportati dalla compagnia di Intervento operativo del XII reggimento Sicilia e dal nucleo cinofili, hanno eseguito, nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e L’Aquila, 13 provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone. Sono accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti: 8 si trovano adesso in carcere e 5 ai domiciliari. Nei confronti di altri 6 soggetti, invece, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Le prove a loro carico sono state acquisite tra il febbraio e il luglio 2021, attraverso attività tecniche e dinamiche, che hanno consentito di evidenziare le dinamiche "lavorative" di un gruppo di spaccio attivo nei paesi etnei.

I nomi degli arrestati

Le indagini

I carabinieri hanno monitorato per mesi i movimenti di marijuana e cocaina che avvenivano nei pressi di un bar ubicato ad Aci Bonaccorsi, ricostruendo la rete dei pusher, dei "galoppini" e dei grossisti. La loro attività di spaccio si svolgeva anche i Comuni di Aci Sant’Antonio, San Giovanni La Punta, Viagrande e Pedara. Gli inquirenti hanno registrato un’intensa attività di compravendita di cocaina, che sarebbe stata venduta, all’ingrosso, al costo di 38 euro al grammo. Le persone coinvolte nell'indagine, alcune disoccupate e molte pregiudicate, avrebbero predisposto incontri per la compravendita di droga presso le proprie abitazioni e in un noto bar di Aci Bonaccorsi.

La struttura dell'organizzazione: la base operativa era il bar Tiffany

Alcuni dei soggetti coinvolti (Giuseppe Bonanno, Daniele Mangiagli e Francesco Vittorio) sono ritenuti vicini al clan Laudani di Catania. Grazie ad una ripartizione dei ruoli tra venditori e fornitori di sostanza stupefacente, avrebbe comunicato attraverso parole in codice per cercare di depistare chi li stava intercettando. La cocaina venica chiamata “Africa” o “stella”. Mentre per organizzare gli incontri con gli acquirenti o indicare dei luoghi per le riunioni si faceva riferimento a prodotti di gastronomia venduti nel bar che faceva da "quartier generale".  Secondo l'accusa, Giuseppe Bonanno, Daniele Mangiagli e Francesco Vittorio, si sarebbero occupati, da grossisti, della vendita di partite di cocaina, intrattenendo contatti con soggetti appartenenti ad altre organizzazioni criminali. Nello specifico, mentre Bonanno avrebbe assunto il ruolo di “capo promotore”, impartendo direttive e controllando l'operato dei propri collaboratori, Mangiagli, suo uomo di fiducia, sarebbe stato incaricato della gestione della contabilità relativa alla compravendita della droga. Francesco Vittorio, detto "Ciccio pesce o mangioglio", avrebbe curato i contatti con gli acquirenti e le consegne della merce, incassando il denaro. Infine, Salvatore Sardo e Antonino Sapiente avrebbero avuto il ruolo di corrieri, incaricati dal Vittorio di svolgere la consegna materiale della droga agli acquirenti. L'operazione "Tiffany" prende il nome dall'omonimo bar di Aci Bonaccorsi. 

Nel video le dichiarazioni del capitano Stefania Riscolo, comandante della compagnia dei carabinieri di Acireale

Il volume d'affari

Nel corso dell’attività d’indagine, si è proceduto all'arresto in flagranza per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nei confronti di tre persone e alla denuncia in stato di libertà di altre tre. Il volume d'affari nell'arco di tempo monitorato è stato stimato in almeno 380 mila euro. Ai 13 destinatari della misura cautelare, si aggiungono 6 soggetti, nei confronti dei quali sarà notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

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