Terremoto, si lavora per ripartire anche ad Aci Sant'Antonio

Dopo la visita del Vicepremier Di Maio e del Presidente della Regione Musumeci, ora si teme una fase di oblio che potrebbe avere pericolose ricadute sul futuro

Quasi mille richieste di sopralluoghi ad Aci Sant’Antonio, con centinaia di abitazioni che già dopo la metà di quelli effettuati si mostrano inagibili. Dopo l’importante riapertura della chiesa Madre in vista della sentitissima festa del Santo Patrono Antonio Abate, si punta a mettere a posto velocemente tre delle scuole che hanno presentato danni e a dare a tutte le famiglie coinvolte le risposte che aspettano per potere andare oltre quella terribile notte del 26 dicembre.

Adesso si sta cercando di stimare i danni sull’intero territorio. Numerose sono le aziende che operano sul vasto territorio santantonese in svariati settori, e alcune di queste mostrano ferite di rilievo. Tra le strutture private spicca la SIFI, un’importante azienda farmaceutica che opera nel campo oftalmologico e presenta in elenco di produzione oltre 50 specialità farmaceutiche e dispositivi chirurgici e medici.

Non sono stati registrati importanti cedimenti strutturali e lo stabilimento della produzione chirurgica sta ripartendo, grazie ai lavori di riparazione che da subito sono stati messi in opera. Per quanto riguardo lo stabilimento farmaceutico, l’edificio non ha riportato danni strutturali sostanziali, in quanto realizzato con criteri antisismici. I periti incaricati e il personale tecnico hanno prontamente effettuato una prima valutazione dei danni e, contestualmente, la mappatura delle zone agibili, per consentire l’accesso ai dipendenti e non interrompere l’operatività amministrativa. Tuttavia sono stati rilevati estesi danni murari, in particolare nelle aree ‘Ricerca & Sviluppo’, ‘Produzione’, comunque non riferibili ad aree sterili, e ‘Magazzino’. Pertanto, allo stato attuale, sono state sospese le attività produttive, per le opportune verifiche tecniche sia nello stabilimento dei dispositivi medici chirurgici che nell’area dispositivi medici e farmaci. Entro il mese di aprile si prevede il ristabilimento delle condizioni pre-sisma e, pertanto, il ripristino di tutte le attività produttive nell’area dispositivi medici e farmaci.

Per certi versi è andata peggio al “Villaggio San Giuseppe”, un importantissimo centro di riabilitazione, con trentadue ospiti di ambo i sessi per i servizi a tempo pieno e sessantaquattro utenti ambulatoriali. La struttura, che sorge su un’enorme area verde ai piedi dell’Etna, conta inoltre settantacinque dipendenti. Dei diversi edifici che compongono l’intera struttura, tre moduli hanno subito importantissimi danni strutturali, mostrando soprattutto in uno di questi i pilastri provati dalla scossa che attualmente evidenziano la fatica a sopportare il peso della struttura che reggono, col cemento paurosamente frantumato nella parte di collegamento con le travi e tenuto a stento dalle gabbie di ferro.

Questa parte è quella di costruzione più recente: il resto della struttura, inaugurata nel 1968, ha retto benissimo, mantenendo la promessa della sicurezza antisismica con la quale era stato messo in piedi, mentre queste nuove edificazioni, realizzate con fondi regionali hanno mostrato una disarmante precarietà.

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La paura, adesso, è che si spengano i riflettori. Dopo la visita del Vicepremier Di Maio e del Presidente della Regione Musumeci, ora si teme una fase di oblio che potrebbe avere pericolose ricadute sul futuro. Il sindaco di Aci Sant’Antonio, Santo Caruso, rivolge una appello alle istituzioni.  “Noi come Ente siamo vicini alle strutture colpite e cercheremo di porre l’attenzione su chi vede un freno sul proprio futuro. Sappiamo bene che la SIFI e il ‘Villaggio San Giuseppe’ rappresentano dei punti di riferimento con caratteristiche uniche, e non possiamo permettere che i danni subiti ne compromettano l’operatività. Chiaramente faremo la nostra parte e cercheremo di dare l’aiuto giusto nel migliore dei modi a nostra disposizione: non possiamo però essere i soli, e non smetteremo di fare sentire in questo senso la nostra voce”.

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