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Università, specialistica: valore aggiunto o perdita di tempo?

A Catania, si registrano interessanti "aumenti" di iscrizione a "Scienze infermieristiche ed ostetriche", a "Economia e gestione delle Amministrazioni pubbliche", a "Scienze riabilitative delle Professioni sanitarie" e a "Scienze e tecnologie alimentari"

Il processo di Bologna e la riforma universitaria “3+2” del 1999 pare non porti frutti per chi decide di continuare con il biennio di specialistica, che da un punto di vista salariale non “rende”. Chi decide, infatti, di proseguire dopo la triennale, deve sostenere costi aggiuntivi e “perdere” due anni di lavoro (qualora lo si trovi immediatamente dopo la laurea!). 

In ogni caso, i dati AlmaLaurea dimostrano che, a tre anni dalla laurea specialistica, trova comunque prima lavoro il laureato di triennale rispetto al collega con la “specialistica”. La situazione cambia, valutando l’arco temporale a distanza di 5 anni, che però vede un solo 4% in più (60 euro circa) nel salario degli specializzati rispetto ai laureati di triennale. Ancora una volta ad esser “premiati” sono i gruppi disciplinari medico o chimico-farmaceutico, a scapito di quelli del campo umanistico e psicologico. 

Anche in questo caso, però, vanno fatte le dovute distinzioni e considerazioni. Innanzitutto, capita spesso che chi si laurea alla triennale abbia un’età maggiore di quella dei colleghi di specialistica; in secondo luogo il 37% dei laureati triennali continuano un lavoro che avevano cominciato precedentemente, e che spesso non attiene al tipo di titolo conseguito (contro il 21% dei laureati magistrali nella stessa condizione). In terzo luogo il 57% dei laureati in discipline letterarie constata l’inefficacia del “pezzo di carta” rispetto all’attività lavorativa intrapresa. Le cose cambiano, come rivelano sempre i dati Almalaurea, per gli studenti magistrali di economia e statistica, che ottengono ben 10 punti percentuali in più  in relazione al guadagno medio a cinque anni dalla fine dell’università. Per i laureati in materie letterarie e psicologiche, i premium continuano a rimanere negativi. 

Ma cosa succede all’università di Catania? C’è chi scende e c’è chi sale (come numero di iscritti ai corsi di laurea magistrale biennale del nuovo ordinamento, DM 270). A dire il vero, per quasi tutti i corsi di laurea specialistica è stato registrato un aumento degli iscritti, che prescinde dal fatto che molti di questi siano a numero chiuso, e che dimostra che si procede con gli studi. 

Gli aumenti più interessanti sono registrati presso “Scienze infermieristiche ed ostetriche”,  in quanto si passa da 51 del 2011 al 111 del 2013; in “Economia e gestione delle Amministrazioni pubbliche” si passa da 139 a 214, in “Scienze riabilitative delle Professioni sanitarie “ si va da 39 a 77 ed ancora in “Scienze e tecnologie alimentari” si sale da 33 a 61. 

Aumento di iscrizioni registrato anche nell’indirizzo di “Psicologia”, da 505 a 546, in quello di  “Scienze delle Pubbliche Amministrazioni” (DAPPSI),da 197 a 266, ed in “Filologia moderna”, da 175 a 250. Calo registrato, invece, per “Lingue e Culture europee ed extra europee”, che scende da 158 a 135. Tra i fattori elencati a dimostrazione del fatto che all’Unict venga registrato un “boom” di iscrizioni, rimangono il prezzo della vita (spese e affitti) sicuramente più basso di quello di altre città d’Italia, e la mancanza di posti di lavoro, ragion per cui c’è chi “attende” frequentando comunque un corso di specialistica. 

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