Arance etnee in crisi: troppi costi e pochi guadagni

La scarsità di piogge ha gradualmente danneggiato una fascia di mercato in crisi da tempo e oltre la metà della produzione annuale non risponde alle dimensioni richieste

La produzione di arance, da sempre fiore all'occhiello della produzione etnea, rischia di scomparire. Ultimamente, infatti, si sta registrando una paralisi dei mercati, un calo delle giornate di lavoro, un eccesso di produzione. Sono queste le cause principali di una crisi sempre più pesante che colpisce non solo produttori, braccianti e commercianti ma anche gli operatori dell’indotto.

La scarsità di piogge ha gradualmente danneggiato una fascia di mercato in crisi da tempo e oltre la metà della produzione annuale non risponde alle dimensioni richieste. Diventa sempre più arduo, se non impossibile reggere la concorrenza di Spagna e Marocco. I morsi della crisi spingono molti piccoli produttori alla vendita diretta sui mercati del centro nord, saltando così alcuni anelli della filiera.

I prezzi di vendita attuali oscillano tra i 50 e i 60 centesimi di euro per un chilo di tarocco gallo e tra i 30-40 centesimi per il tarocco comune. In buona sostanza, lamentano i produttori, le quotazioni ricalcano quelle degli anni '80, mentre i costi di produzione sono invece cresciuti di gran lunga. La raccolta incide per circa sette centesimi.

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Poi ci sono le spese per il trasporto in magazzino e alle industrie di trasformazione del raccolto. Inoltre, il processo di lavorazione richiede manodopera specializzata e spese per concimazione e irrigazione. Alla fine del ciclo di lavorazione un chilo di arance prodotto costa tra i 35 e i 40 centesimi. L'effetto quasi certo è che se le condizioni non cambieranno gran parte della produzione quest’anno rimarrà sulle piante.


 

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