Martedì, 15 Giugno 2021
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Vaccini - Durata della protezione e terzo richiamo, cosa c'è da sapere

L'Agenzia Italiana del Farmaco e l'Istituto Superiore della Sanità stanno cercando di rispondere alle domande di coloro che vogliono saperne di più sulla sicurezza e sull'efficacia dei vaccini che si stanno somministrando contro il Covid-19

In Italia, finalmente, la campagna vaccinale sta entrando nel vivo con la possibilità concessa a tutte le fasce d'età di potersi prenotare per sottoporsi alla consueta iniezione.

Come noto i vaccini che possono essere somministrati ai soggetti che vivono in Italia sono 4: Moderna, Astrazeneca, Pfzer e Johnson&Johnson.

Le problematiche delle quali si discute quando si parla di vaccini sono sempre le stesse, ossia quale sia la loro efficacia e se sarà necessaria una terza dose.

Ecco alcune considerazioni al riguardo fornite dall'Istituto Superiore della Sanità e dall'Agenzia Italiana del Farmaco.

Vaccini ed efficacia - Cosa si sa al momento

Secondo l'ISS gli studi clinici effettuati hanno evidenziato che l'efficacia massima del vaccino è da individuarsi alcuni giorni dopo la somministrazione della seconda dose. 

E' verosimile che anche dopo la somministrazione della prima dose ci sia un po' di protezione dal virus, ma non immediata (si sviluppa dopo 7-14 giorni dall'iniezione). 

Non è stato possibile ancora oggi poter individuare la durata della protezione fornita dal vaccino, ma secondo l'Agenzia Italiana del Farmaco le conoscenze sugli altri tipi di Coronavirus permettono di affermare che dovrebbe essere di 9-12 mesi. 

C'è però da dire che in Gran Bretagna ed Israele, dove le vaccinazioni sono iniziate a dicembre, la protezione data dalle prime vaccinazioni è ancora valida.

Richiami - Cosa c'è da sapere

Si ritiene che sarà necessario tra un po' di tempo effettuare una terza dose di vaccino per coloro che hanno visto iniettarsi Moderna, Astrazeneca e Pfizer ed una seconda dose per coloro che si sono sottoposti al vaccino Johnson&Johnson. 

La necessità di questo ulteriore richiamo è dovuta, sempre secondo quanto riportato dall'Agenzia Italiana del Farmaco, alla circostanza che nei confronti di alcune nuove varianti del virus la risposta immunitaria dei vaccini che sono stati somministrati potrebbe essere più bassa. 

Il tipo di richiamo che potrà essere effettuato potrà essere omologo o eterologo. Quando parliamo di omologo significa che viene fatto contro lo stesso micro-organismo e nel caso in cui la risposta immunitaria al virus si dovesse abbassare e quindi ci potrebbe essere il pericolo di reinfezione.

Se invece parliamo di richiamo eterologo è quello che invece viene fatto contro altre possibili varianti del Covid-19 che non dovessero riuscire ad essere neutralizzate dagli attuali vaccini (come accade in pratica per il vaccino influenzale che deve essere ripetuto ogni anno).

E' chiaro che il tipo di richiamo che verrà effettuato dipenderà in gran parte dagli studi di fase-3 che sono in corso e che si stanno ovviamente concentrando sul tipo di protezione che hanno ancora oggi le persone che sono state già vaccinate.

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