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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Partecipò all'omicidio di Massimo Pappalardo, 48enne finisce in carcere a Cremona

Nel marzo del 2015 il 32enne Massimo Pappalardo fu ucciso con quattro colpi di pistola: la sua colpa era quella di aver allacciato una relazione con l’ex amante di un pregiudicato di Paternò, che commissionò l'omicidio. Il suo cadavere venne gettato in un burrone e dato alle fiamme

I carabinieri della stazione di Cremona hanno eseguito questa mattina un ordine di carcerazione emesso dall’ufficio esecuzioni penali del tribunale etneo, arrestando un il 48enne A. C. C., originario della provincia di Catania e residente da qualche tempo nella città lombarda. Dovrà scontare una condanna definitiva a 24 anni di reclusione per i reati di omicidio, detenzione illegale di armi e distruzione di cadavere commessi l’8 marzo 2015 a Paternò. La condanna, prima della Corte di Assise di Catania e poi confermata in appello, è divenuta definitiva il 9 dicembre 2021 da parte della Corte di Cassazione e fa riferimento ad un delitto commesso a Paternò nel marzo del 2015, quando il 32enne Massimo Pappalardo (di Valverde) fu ucciso con quattro colpi di pistola. Il suo corpo era stato poi dato alle fiamme cospargendo con 20 litri di benzina la sua Toyota Aygo, ritrovata in fondo ad un burrone nelle campagne paternesi, in contrada Monaco.

Ucciso, gettato in un burrone e dato alle fiamme

Motivo della sua uccisione fu una relazione sentimentale intrecciata con l’ex amante di un pregiudicato di Paternò. Quest’ultimo, secondo le ricostruzioni, non aveva accettato la fine della storia con la donna e non ha tollerato la sua frequentazione con il 32enne. Per questo motivo, la notte dell’8 marzo 2015 ha inviato degli amici, tra cui l’ arrestato, ad aspettare la vittima che ha riaccompagnato a casa la compagna e lo ha attirato nella propria abitazione, dove si trovava agli arresti domiciliari. E’ nata una discussione, i toni si sono accesi, ma il pregiudicato aveva già deciso di uccidere il rivale in amore. Prima di sparare ha costretto la vittima, pistola alla tempia, a telefonare alla donna e a dirle che la storia era finita e che lui aveva ripreso la relazione con l’ex fidanzata. Poi quattro proiettili calibro 7,65 hanno raggiunto il 32enne e lo hanno ucciso. In tutta questa vicenda, l’uomo arrestato oggi dai carabinieri di Cremona, era accusato di complicità nell’omicidio perché non ha fatto nulla per impedire quella morte, partecipando anche all’occultamento del cadavere. Dopo l’omicidio ha scaraventano l’auto e il corpo della vittima in un burrone e con una tanica piena di carburante ha dato fuoco all’auto con il corpo all’interno.

La fuga dei colpevoli

Il pregiudicato che ha sparato, I. S., era poi scappato e si era rifugiato in Francia, dove era stato arrestato sei mesi dopo su mandato di arresto europeo, mentre il 48enne A. C. C. è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto un mese dopo i fatti. Dopo sei anni e mezzo dal gravissimo fatto di sangue, è intervenuto nei confronti dell'indagati il provvedimento definitivo della Corte di Cassazione e il conseguente ordine di carcerazione. Si trova ora presso il carcere lombardo di Cà del Ferro.

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