In una discoteca della Scogliera, scoperto giro di prostituzione

Una discoteca del litorale è stata sequestrata. Nel locale sono state identificate diciotto ragazze, slovacche, romene, e della repubblica Ceca, che accoglievano i clienti

La Polizia di Catania ha arrestato per associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione V..C., 51 anni, A. C. di 48, G. V. di 50 e A. R. di 47. Secondo l'accusa gestivano un giro di prostitute in una discoteca del litorale che è stata sequestrata. Nel locale sono state identificate diciotto ragazze, slovacche, romene, e della repubblica Ceca, che accoglievano i clienti. Una romena è stata denunciata per favoreggiamento.

A seguito di indagini, è stata scoperta un’attiva organizzazione finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, mediante l’utilizzo di un locale da ballo artatamente dissimulato come un’associazione culturale. Poiché l’attività illecita sarebbe stata, verosimilmente, effettuata presso la sede associativa dell’organizzazione nella serata di sabato, è stato predisposto un intervento finalizzato a sorprendere in flagranza i promotori ed organizzatori dell’attività di sfruttamento.

Il ritrovo ricreativo si trovava nei pressi del lungomare “Scogliera”.

Al fine di evitare di suscitare allarmismi nelle persone preposte alla conduzione del locale, un operatore di P.G. si è presentato all’ingresso del Club, sotto le false apparenze di un avventore.

Approfittando dell’ingresso contemporaneo nel locale di alcuni associati, il poliziotto ha avuto modo, dopo essersi qualificato, di bloccare la porta d’ingresso e permettere agli altri operatori di fare irruzione nel locale.

All’interno il personale operante ha identificato 18 giovani donne, quasi tutte straniere provenienti dall’est europeo (Slovacchia, Romania, Repubblica Ceca) in abiti succinti, alcune delle quali intente ad intrattenere una decina di avventori. Si è accertato che, al fine di potersi appartare in una stanza “privee” predisposta allo scopo, i vari avventori dovevano pagare la somma di 100 euro all’organizzazione. Una volta erogato il denaro, si aveva “diritto” ad accedere in un soppalco adibito ad alcova per approcci intimi, la cui scala d’accesso veniva presidiata da un appartenente dell’organizzazione al fine di evitare che l’avventore potesse essere disturbato.

 

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