Eventi annullati, titolari dei service allo stremo: "Siamo stati dimenticati"

Vincenzo Sansone, titolare della 4all Event, racconta il periodo durissimo che stanno vivendo le aziende che forniscono strumentazione audiovisiva per gli eventi

Matrimoni, concerti, eventi, sagre: il coronavirus ha spazzato via tutto e ancora chissà quanto tempo dovrà passare per riassaporare un po' di "normalità". Dietro il mondo degli eventi, delle fiere e della musica c'è però un tessuto economico in fortissima sofferenza e che sta cercando di reinventarsi per sopravvivere alla crisi.

E' il caso di Vincenzo Sansone, della 4all Event di Ramacca, che ha lanciato il progetto "stile americano" degli spettacoli con gli "show" da vedere attraverso grandi schermi ad hoc nelle piazze o nei grandi spazi direttamente dalla propria auto.

"Abbiamo lanciato questo progetto stile "drive in" - spiega Sansone - e potrebbe essere utilizzato per il cinema all'aperto e per alcune tipologie di eventi artistici per garantire la fruizione in sicurezza. Cerchiamo di guardare al futuro prossimo e di tutelare il nostro lavoro e presenteremo questo progetto agli enti pubblici e alle agenzie di eventi".

Si tratta di un'idea nata nel solco di una gravissima crisi come spiega lo stesso titolare dell'azienda di service: "E' un'iniziativa chiaramente temporanea ed è anche un grido d'aiuto per una categoria totalmente abbandonata. Paradossalmente noi siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire. Avevamo una miriade di eventi da seguire tra la primavera e l'estate, con contratti già firmati, ed è saltato tutto".

La giovane azienda di Ramacca così cerca di stare a galla in un mercato che si preannuncia ostico: "Per gli eventi se ne riparlerà probabilmente a marzo del 2021 e qualcuno ha detto che noi siamo gli invisibili ed è vero. Quando c'è un evento stiamo sempre dietro le quinte, siamo i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarcene. Adesso siamo stati dimenticati e non abbiamo alcuna agevolazione".

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E con i titolari delle aziende di service non lavorano neanche gli artisti, i fotografi, gli addetti alla comunicazione, i ristoratori e una miriade di altre categorie che chiedono al governo nazionale di essere ascoltate.

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