Detenuto resta in carcere e non partecipa ai funerali del figlio

Al carcerato Orazio Cunsolo è stato negato il permesso di dare l'ultimo saluto al figlio tredicenne nel giorno del suo funerale per motivi di ordine pubblico

Lo scorso 28 gennaio il tredicenne Giuseppe Cunsolo, è stato  travolto da un’auto pirata. Dopo settimane in coma e morto lo scorso 14 febbraio. Al funerale, che si è svolto ieri a Librino, è stata negata la presenza al padre e al fratello della vittima, entrambi detenuti nel carcere di piazza Lanza. Il giudice ha, infatti, rigettato l'istanza motivandola con questioni di ordine pubblico

Così, Orazio e Vito Cunsolo, padre e fratello si sono visti negare il permesso da parte del magistrato di sorveglianza, Carmelo Giongrandi, di dare l’ultimo saluto al piccolo nel giorno del suo funerale.

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I due stanno scontando delle pene in carcere per reati diversi, Orazio (il padre) prima detenuto all’Ucciardone di Palermo e poi trasferito a Catania, sta finendo di scontare una condanna per rapina e reati contro il patrimonio, mentre Vito (fratello del piccolo Giuseppe) è detenuto nella casa circondariale piazza Lanza sempre a Catania.

La tragica morte del piccolo Giuseppe dopo una lunga battaglia è finita il 14 febbraio con la decisione da parte dei genitori di donare gli organi. Sia il padre che il fratello avrebbero voluto partecipare ai funerali che si sono svolti ieri mattina nella chiesa di Santa Chiara di Librino, quartiere dove risiedeva la famiglia, ma ad impedire la partecipazione dei due è stato il magistrato di sorveglianza, Giongrandi, il quale ha rigettato l’istanza inoltrata dal legale dei Cunsolo, Dario Polizza Favaloro.

Una decisione che va in controtendenza con quanto aveva deciso tempo addietro il gip Santino Mirabella, il quale aveva accordato il permesso a una precedente  richiesta nel periodo in cui il piccolo era ricoverato in ospedale. Una decisione controversa che il magistrato avrebbe preso per motivi di ordine pubblico.
 

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