Inchiesta 'Samael', indagato imprenditore: sequestrati beni per 25 milioni

Il misterbianchese Domenico Signorelli è accusato di riciclaggio, i carabinieri del Ros mettono i sigilli all'intero patrimonio della Co.Invest, società ritenuta strumento per le operazioni finanziarie del clan Santapaola-Ercolano

9 arresti e un sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro: questi i numeri dell'operazione Samael del 3 dicembre scorso. Inchiesta, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia, che ha fatto piena luce sulle operazioni economiche e finanziarie finalizzate a “salvaguardare” le rendite del patrimonio illecitamente accumulato dalla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. I carabinieri del Ros, in quella occasione, hanno svelato la trentennale attività portata avanti dai “faccendieri” del clan con la collaborazione di imprenditori, che negli anni, si sono prestati a reinvestire i capitali di provenienza illecita in attività perfettamente inserite nel tessuto economico. Tra questi, secondo l'ipotesi al vaglio degli inquirenti, c'era anche l'imprenditore misterbianchese Domenico Signorelli, che è adesso indagato per riciclaggio aggravato dal favoreggiamento alla famiglia Santapaola-Ercolano.

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I retroscena

Il nome dell'imprenditore compariva in alcuni passaggi dell'ordinanza del Gip Giuseppina Montuori del 29 novembre 2019, in qualità di amministratore formale della società Co.Invest Srl, azienda operante nel settore della locazione immobiliare e a cui facevano riferimento parte dei beni oggetto del sequestro. Nello specifico si trattava di circa 20 ettari di terreni a Belpasso e di villette a Marina di Gioiosa in provincia di Reggio Calabria. Gli approfondimenti eseguiti dopo l’esecuzione del provvedimento hanno consentito di acquisire ulteriori indizi di colpevolezza a carico di Signorelli, il quale, secondo l'ipotesi dell'accusa, avrebbe acquistato quei beni con denaro consegnato a lui stesso da Aldo Ercolano negli anni ‘90. Le somme - sempre secondo l'accusa - oltre che a Ercolano, “erano certamente riferibili anche a Benedetto Santapaola e a Giuseppe Cesarotti”. Questi elementi hanno dunque completato il quadro che identifica nella società Co.Invest lo strumento attraverso il quale, Signorelli avrebbe commesso il delitto di riciclaggio, provvedendo a reinvestire, custodire ma anche a capitalizzare (a distanza di anni dall’originario investimento) i proventi dell’associazione mafiosa a lui consegnati. Sulla scorta di tali evidenze, la direzione distrettuale antimafia ha richiesto il sequestro preventivo dell’intero assetto societario della Co.Invest. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Ros nella giornata di ieri (27 gennaio 2020) e il valore dei beni immobili sequestrati è stimato in 25 milioni di euro.

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