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La mafia catanese a Roma: fioccano le condanne per spaccio ed estorsione

L'operazione "Equilibri" aveva scoperchiato, lo scorso anno, l'egemonia dei Fragalà (organici ai Cappello e ai Santapaola) nel territorio laziale

L'operazione dei carabinieri "Equilibri" aveva scoperchiato, nel territorio laziale, l'egemonia dei clan catanesi in stretta connessione con i casalesi. Un mix "esplosivo" che aveva terrorizzato le città di Ardea, Torvaianica e Pomezia. Racket, traffico di armi e di droga, tentacoli persino nella politica e nell'associazionismo: di questo erano accusati i Fragalà - vicini ai clan etnei Cappello e Santapaola - dopo che, a cavallo tra gi anni '80 e '90, erano stati egemoni sul territorio. Poi gli arresti avevano creato una sorta di diaspora ma dal 2009 hanno ripreso potere, grazie ai contatti sull'asse Roma-Catania.

Adesso sono arrivate le prime condanne. Nel corso dell'operazione erano stati 31 gli arresti (28 in carcere e 3 ai domiciliari) per associazione di tipo mafioso, nonchè per una sfilza di altri reati. A vuotare il sacco era stato un collaboratore di giustizia che aveva consentito di ricostruire l’organigramma del clan, individuando il "direttorio" in tre figure: Alessandro Fragalà (61 anni), il nipote Salvatore (41 anni) e Santo D'Agata (61 anni), Erano in n costante contatto con gli ambienti mafiosi catanesi sia per la gestione dei traffici illeciti, sia per il reclutamento di manodopera criminale per lo svolgimento delle attività delittuose in territorio laziale.

Ieri il gup del tribunale di Roma ha emesso, al termine del processo per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, la sentenza di primo grado mentre per la restante parte degli accusati è in corso il dibattimento, con rito ordinario, a Velletri. Vincenzo D'Angelo è stato condannato a 14 anni per associazione di tipo mafiosa volta a commettere delitti di estorsione aggravata, detenzione e porto di armi esplosivi, traffico di stupefacenti. Nello specifico svolgeva il ruolo di factotum del reggente dell’organizzazione mafiosa, concorrendo in prima persona nella consumazione dei reati di estorsione.

Per Enrik Memaj, l'albanese che aveva accompagnato i Fragalà a Catania per un affare di droga con un rapimento "temporaneo", è stato condannato a sette anni. Mentre Emiddio Coppola condannato a  10 anni, Renato Islami, a 8 anni e 4 mesi, Francesco Loria a 7 anni e 4 mesi per estorsione e Manolo Mazzoni per traffico di stupefacenti a 7 anni.

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