Le mani della mafia su trasporti e alimentari: 23 arresti tra Catania e provincia

Nell'ambito dell'operazione Caronte sono stati inoltre sequestrati beni di valore ingente, comprendenti 31 imprese ed i relativi beni strumentali, 7 beni immobili e 4 autoveicoli. Il sequestro colpisce il patrimonio immobiliare, finanziario ed imprenditoriale illecitamente accumulato negli anni dall'associazione mafiosa a Catania, Palermo e Messina, ma anche nelle province di Napoli, Mantova e Torino

L'inchiesta della Dda di Catania sfociata nell'arresto di 23 persone con l'accusa di associazione mafiosa ha permesso di raccogliere importanti elementi probatori sull'evoluzione di Cosa Nostra dopo gli interventi frutto della indagine Iblis, confermando la particolare vocazione imprenditoriale della cosca catanese. Tra i beni sequestrati 31 imprese ed i relativi beni strumentali, sette beni immobili e quattro autoveicoli.

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I sequestri sono stati compiuti a Catania, Palermo e Messina e nelle province di Napoli, Mantova e Torino. I settori all' interno dei quali Cosa Nostra si è infiltrata sono in particolare quello dei trasporti e del commercio delle carni nella grande distribuzione, come ad esempio la catena del Gruppo 6Gdo confiscata a un presunto prestanome del boss Matteo Messina Denaro.

In particolare, la mafia catanese era in affari con una società riconducibile ad Amedeo Matacena per la gestione dei traghetti sullo Stretto di Messina. L'inchiesta (VIDEO) riguarda l'evoluzione di Cosa Nostra subito dopo l'indagine Iblis e ha confermato la vocazione imprenditoriale della "famiglia" catanese, infiltratasi in vari settori tra cui i trasporti per iniziativa del boss Enzo Ercolano figlio del capomafia deceduto Giuseppe e fratello di Aldo, condannato all'ergastolo. Ercolano ha operato con la collaborazione di altri indagati tra cui, Francesco Caruso e Giuseppe Scuto. Affari anche nel commercio delle carni per la grande distribuzione in cui si sono inseriti Enzo Aiello e alcuni dei suoi più stretti aiutanti, grazie all'intestazione fittizia di società di settore e tramite gli accordi con l'imprenditore calabrese Giovanni Malavenda.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Secondo quanto ricostruito, la società Servizi Autostrade del Mare fittiziamente intestata a Caruso ma in effetti facente capo agli Ercolano e i fratelli Aiello, aveva stipulato con la società Amadeus spa, riconducibile ad Amedeo Matacena, un contratto di affitto di tre navi da utilizzare come vettori per i collegamenti tra la Sicilia e la Calabria. L'attivitaàsi protrasse con ottimi risultati nei mesi a cavallo tra gli anni 2005 e 2006, fino a quando - per ragioni legate a scelte effettuate da un'altra societa' estranea alle indagini - si interruppe improvvisamente la navigazione con consistenti danni per la Servizi Autostrade del Mare.

E' stato anche documentato che Cosa Nostra catanese si sarebbe infiltrata anche nelle attivita' relative alla commercializzazione delle carni per la grande distribuzione; in tale ambito, infatti, sono emersi interessi dell'associazione mafiosa per le aziende di Carmelo Motta che gestivano le macellerie negli hard discount a marca Fortè e per le aziende di Giovanni Malavenda che gestivano le macellerie in numerosi supermercati del gruppo Eurospin Sicilia. Nell'ambito dell'operazione Caronte sono stati inoltre sequestrati beni di valore ingente, comprendenti 31 imprese ed i relativi beni strumentali, 7 beni immobili e 4 autoveicoli. Il sequestro colpisce il patrimonio immobiliare, finanziario ed imprenditoriale illecitamente accumulato negli anni dall'associazione mafiosa, non solo nelle province siciliane di Catania, Palermo e Messina, ma anche nelle province di Napoli, Mantova e Torino.

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