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Domenica, 4 Dicembre 2022
Cronaca

Operazione "Sabbie mobili", un imprenditore pagava il pizzo da 30 anni: la denuncia che fa scattare le indagini

Due casi opposti si ritrovano tra le carte dell'operazione antimafia eseguita dagli agenti della squadra mobile etnea. Il titolare di un frantoio, dopo l'arresto del suo estortore, racconta come la riscossione del pizzo fosse iniziata nel 1984, in lire, per arrivare fino ai giorni nostri. Nessuna denuncia presentata da parte sua. Diverso il caso di un imprenditore attivo nel settore della ristorazione, che si reca in questura dopo un tentativo di intimidazione e dà il via alle indagini che hanno portato all'arresto di 21 persone appartenenti al gruppo di Lineri del clan Santapaola-Ercolano

"La mia azienda è sottoposta da oltre trent'anni ad estorsione da parte del gruppo di Lineri del clan mafioso Santapaola-Ercolano, ai cui esattori che si sono succeduti nel tempo ho corrisposto la somma di 150 euro al mese. In particolare, l'estorsione è nata nel 1984, tramite telefonate pervenute presso l'abitazione di mio padre". Comincia così il racconto di un imprenditore agli inquirenti, dopo l'arresto di Natale Donato nell'ambito dell'operazione "Sabbie Mobili".

L'arresto dell'estortore con in tasca soldi e lista degli incassi

Nessuna denuncia presentata in tutti questi anni, contro il clan Malpassotu prima e, successivamente, nei confronti dei Santapaola Ercolano, gruppo di Lineri. Il 9 ottobre del 2020 il passaggio di un'Alfa Romeo 145 viene filmato da una telecamera posta sulla strada d'accesso della ditta in questione. I poliziotti sono già in servizio di osservazione ed assistono alla consegna del denaro, captando anche uno scambio di battute tra Natale Donato e l'imprenditore. "Ma chi fu?", chiede quest'ultimo, stupito dal fatto che non fosse passato nessuno il mese precedente. "Ama avuto problemi", risponde il giovane, mentre la mazzetta da 300 euro (la somma pattuita era di 150 euro al mese) scivola nella tasca sinistra della sua tuta. Dopo la perquisizione, salterà fuori anche un pizzino, in cui le cifre riscosse vengono indicate come "numeri del superenalotto". In questo caso specifico era stata adottata la dicitura "FRNIC".

L'estorsione iniziata nel 1984

La carta delle estorsioni-3

La somma mensile di 300 mila lire (500mila per i primi tre anni), concordata nel 1984, con il cambio di valuta del gennaio 2002  si era tramutata in 150 euro al mese. "Veniva corrisposta prima ad esattori del clan Malpassotu - continua l'imprenditore durante l'interrogatorio - e poi al gruppo di Lineri". A conti fatti, il cambio di gerarchie non aveva prodotto alcun cambiamento: le estorsioni sono una fonte sicura di guadagno, specialmente se chi ne è vittima non denuncia e subisce in silenzio per lunghi anni, ed è usuale tramandare il "pacchetto completo" di mano in mano.  Sono 14, in totale, le persone indagate in merito all'estorsione andata avanti per così lungo tempo nei confronti di questa ditta.

L'imprenditore dice no al pizzo e fa scattare le indagini

Radicalmente diverso il caso che ha fatto scattare l'indagine "Sabbie mobili". E' l'una di notte del 23 agosto del 2019 quando il telefono fisso di un noto ristorante del centro storico, riceve una strana telefonata. La voce balbettante di un anonimo interlocutore chiede di parlare con il titolare. "Forse non l'hai capito, prepara 100mila euro o trovati l'amico, non sto scherzando". Dopo una quindicina di minuti arriva una nuova telefonata, che replica il messaggio precedente. Si scoprirà in fase di denuncia che la scheda usata per formulare l'avvertimento minatorio è intestata ad un extracomunitario. Gli inquirenti identificano l'autore in Nunzio Mammino, riconoscendolo grazie al balbettio della voce e con l'analisi incrociata dei tabulati.

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Le telecamere di sorveglianza del locale riprendono i due indagati

Due cartucce per spianare la strada all'estorsione

L'11 settembre dello stesso anno arriva un terzo messaggio, puntualmente riferito in questura con una integrazione di denuncia. Cinque giorni dopo si passa alle vie di fatto. Mammino ed un giovane, poi identificato in Alessandro Di Stefano, si presentano al locale a mezzanotte e mezza, consengando nelle mani del titolare due cartucce calibro 7,65. "Questa volta te li pigli - dicono - la prossima te li tiro addosso". La scena viene ripresa dalle telecamere del sistema di video sorveglianza, che ritraggono i due in maniera nitida. Dopo l'ennesimo avvertimento, lasciano il ristorante e si allontanano a bordo di una Mercedes classe A. Da qui la denuncia da parte dell'imprenditore. 

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