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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Mafia

La mappa dei complici di Messina Denaro: medici, ex amanti, talpe, mafiosi e personaggi misteriosi

A meno di 50 giorni dalla cattura del boss la rete di fiancheggiatori si fa più nitida. Diverse persone sono finite in cella, come il suo autista, l'uomo che gli ha prestato l'identità e il suo medico di base, altre sono indagate. C'è poi una lunga lista di nomi in codice emersi dai pizzini da decifrare. Potrebbero esserci anche appartenenti alle forze dell'ordine

A meno di 50 giorni dalla cattura di Matteo Messina Denaro, avvenuta - dopo tre decenni di latitanza - il 16 gennaio alla clinica La Maddalena, la rete delle complicità e dei fiancheggiatori che gli hanno consentito di sfuggire all'arresto si fa un po' più nitida. Diverse persone sono già finite in carcere con accuse di concorso esterno, mafia e favoreggiamento aggravato, altre sono indagate a piede libero. Di molte, poi, si conosce soltanto il nome in codice ricavato da pizzini e documenti sequestrati finora. E non sono certamente tutti conclamati appartenenti a Cosa nostra, ma rientrano anche in quella "borghesia mafiosa"di cui sin dall'inizio ha parlato il procuratore Maurizio De Lucia, che assieme all'aggiunto Paolo Guido coordina l'inchiesta. Gli ambiti in cui si sta scavando sono quello medico, ma anche politico, vicino alla massoneria, e pure tra le stesse forze dell'ordine.

L'alter ego, le cure, il covo e le macchine

La mappa delle complicità e delle collusioni vede in prima fila Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara di 59 anni, che per almeno due anni ha ceduto la sua identità a Messina Denaro, consentendogli così di accedere anche alle cure per il tumore di cui è affetto. Ma Bonafede, che è stato arrestato il 23 gennaio, secondo l'accusa avrebbe anche acquistato con 15 mila euro in contanti e per conto del boss il suo ultimo covo, quello di vicolo San Vito, oltre a due macchine, una Fiat 500 "Lounge" e una Giulietta. L'indagato, che è nipote dell'ex reggente di Campobello, Leonardo, ha spiegato di aver incontrato per strada l'ex superlatitante "circa un anno fa" e che questi gli avrebbe chiesto aiuto.

L'autista incensurato con coltello e pizzini

C'è poi Giovanni Luppino, l'autista dell'ultimo dei Corleonesi, finito in carcere assieme a lui il 16 gennaio: lo aveva accompagnato a La Maddalena dove Messina Denaro doveva sottoporsi quella mattina alla chemioterapia. Incensurato e commerciante di olive, l'indagato ha negato di conoscere la vera identità del capomafia di Castelvetrano: "Solo un pazzo avrebbe potuto accompagnarlo sapendo che si trattava del boss", aveva detto al gip Alfredo Montalto. Secondo la sua versione, Messina Denaro gli avrebbe chiesto un passaggio la stessa mattina dell'arresto. 

Il medico massone con trascorsi politici

Altra figura centrale è il medico massone, con trascorsi anche in politica, Alfonso Tumbarello, finito in carcere il 7 febbraio. Per la Procura, da medico di base di Campobello, sarebbe stato lui a seguire il paziente "Andrea Bonafede" sapendo però perfettamente che si trattava in realtà dell'ex superlatitante. Il dottore in pensione da dicembre scorso ha prescritto 137 tra ricette per farmaci, analisi e visite specialistiche al boss, oltre a formare la scheda per i ricoveri in ospedale. Durante il suo interrogatorio ha però negato categoricamente di essere a conoscenza della vera identità del malato, col quale - nonostante la grave patologia - non avrebbe avuto contatti diretti. Ha ammesso però di aver fissato un appuntamento tra l'ex sindaco Antonio Vaccarino e il fratello di Messina Denaro, Salvatore, nel suo studio. Un incontro che risale ai tempi in cui Vaccarino (nel frattempo deceduto) collaborando con il Sisde da "Svetonio" aveva cercato (e trovato) un contatto epistolare con l'allora latitante, che si firmava invece "Alessio", finalizzato alla cattura.

L'uomo che ritirava le ricette e consegnava referti

Nella lista c'è anche un altro Andrea Bonafede, dipendente comunale di Campobello e cugino omonimo dell'alter ego di Messina Denaro. Arrestato assieme a Tumbarello il 7 febbraio, è l'uomo che avrebbe fatto la spola tra lo studio medico e l'abitazione del cugino per ritirare ricette e consegnare referti. Anche lui ha negato di sapere di aver aiutato il mafioso: "Mio cugino mi ha chiesto aiuto perché voleva nascondere la sua malattia alla famiglia" e si sarebbe dunque prestato, "non ci ho visto nulla di strano", ha detto al gip. Ha spiegato pure che "il dottore Tumbarello sapeva tutto" e di aver capito in quale storia si era cacciato soltanto il 16 gennaio, con la cattura del boss: "Quel giorno per me è stato come una bomba". Proprio quella mattina, peraltro, poco prima del blitz dei carabinieri alla clinica La Maddalena, Bonafede era nello studio di Tumbarello per ritirare una ricetta per conto del "cugino".

"Fragolone", la sorella del boss e la cassa

A completare per ultima il quadro (provvisorio) degli arrestati anche la sorella più grande del boss, Rosalia Messina Denaro, che tutti chiamano "Rosetta". E' finita in carcere venerdì scorso. Per l'accusa ha consentito al boss di continuare a gestire i suoi affari, occupandosi della cassa e della contabilità, ma anche di mantenere i contatti con altri affiliati. Un braccio destro fondamentale, soprannominato "Fragolone", che avrebbe eseguito meticolosamente e con "ortodossia mafiosa" gli ordini e garantito a Messina Denaro di mantenere il suo ruolo apicale in Cosa nostra oltre che la sua latitanza. Nelle case della donna, a Campobello e Castelvetrano, sono stati ritrovati tanti pizzini e documenti con nomi, acronimi, cifre, molto preziosi per l'inchiesta.

Fonte: PalermoToday

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