Fiumi di cocaina a Catania: la rete nei narcos scoperta da un infiltrato

Una volta arrivata nello scalo etneo, la partita di quasi 400 chili sarebbe poi stata trasferita in un deposito ritenuto sicuro, ad Acireale. Qui, arriveranno per tempo le telecamere e le microspie degli investigatori

L’operazione “Halcon”, eseguita dalla guardia di finanza etnea in collaborazione con le autorià spagnole, messicane e colombiane, rende l’idea del potenziale ruolo strategico dalla città di Catania quale "hub" per lo smercio di cocaina in Italia ed in Europa. La nostra città era ritenuta una località meno controllata rispetto alle grandi metropoli. Per questa ragione - come si legge nelle carte dell'inchiesta - era stata individuata dalla rete di grossisti vicini al cartello di Sinaloa come un ideale "punto di ingresso" della cocaina nel vecchio continente. Droga che sarebbe stata spedita, nel giro di pochi giorni, in altre località e destinata a rivenditori all'ingrosso con disponibilità di grosse somme di denaro.

Il cartello di Sinaloa

Come inizia l’indagine

Catania è, quindi, una sorta di "porto salvo". Se ne rendono conto fin da subito anche gli inquirenti che, tra gennaio e febbraio dello scorso anno, sono avvisati da un informatore del possibile arrivo di una grossa partita di droga nel capoluogo etneo. Il nucleo di polizia economico finanziaria di Catania deciderà quindi di infiltrare un agente sotto copertura, presentandolo come “passe-partout” per la consegna della cocaina. Questa mossa renderà possibile la registrazione di numerose intercettazioni, che ricostruiscono i movimenti della rete criminale, attiva tra l’Italia, la Colombia, la Spagna e non solo. Le manette sono scattate ai polsi del messicano Jose Angel Rivera Zazueta, di 33 anni, noto con il nome di 'El flaco'. E’ ritenuto molto vicino al capo cartello di Sinaloa ed attivo su tutto il territorio mondiale, come una sorta di “palla pazza” che rimbalza di nazione in nazione per fare affari e confondere le acque. Le altre due persone, non rintracciate in Europa, nei confronti delle quali è stato emesso un mandato di arresto internazionale, sono Luis Fernando Morales, Hernandez, di 33 anni - anch'egli guatemalteco - ed il messicano Salvador Ascencio Chavez, di 53 anni. Grazie alla sinergia con gli investigatori della polizia iberica, è stato inoltre possibile arrestare Mauro Da Fiume, un italiano di 46 anni nativo di Sanremo ed emigrato in Spagna in cui aveva aperto un ristorante, e Sergio Garcia Riera, uno spagnolo di 42 anni. Infine, sono stati fermati sono due guatemaltechi considerati diretta diramazione del cartello messicano di Sinaloa: Daniel Esteban Ortega Ubeda, detto 'Tito', di 35 anni, e Felix Ruben Villagran Lopez, detto 'Felix', di 48. I due, fermati ad Affi (in provincia di Verona), nei pressi del lago di Garda, sarebbero stati chiamati ad eseguire in Italia gli ordini impartiti da Jose Angel Rivera Zazueta.

La prima ricognizione a Catania

Catania è ritenuto un luogo abbastanza permeabile per portare cocaina in tutta Italia, e non solo.  Per sondare il terreno, Ortega Ubeda Daniel Esteban, Rivera Zazueta Josè Angel (El Flaco) e Ramires Reyes Karla Daniela arrivano in città lo scorso 1 giugno. Secondo la ricostruzione che fanno gli inquirenti, si incontrano con l’infiltrato delle fiamme gialle in un bar di piazza Università e poi in un locale nei pressi del Castello Ursino. El flaco fa presente all’agente sotto copertura che l’organizzazione sudamericana da lui rappresentata ha intenzione di organizzare la “spedizione” a Catania di un ingente quantitativo di cocaina tramite un aereo privato. Il bagaglio “scottante” dovrà fare però diverse soste, per evitare un arrivo diretto che potrebbe destare sospetti. L’assenza di controlli al momento del carico a Cartagena, in colombia, è garantita dalla loro rete di appoggi. Sarò quindi previsto uno scalo tecnico  nell’isola di Capo Verde.

Il pilota del “Chapo”

Per accrescere le aspettative dell’agente infiltrato e conferire caratura all’ operazione criminale, "el Flaco" specifica quindi che il pilota che sarebbe stato incaricato al delicato trasporto sarebbe stato lo stesso solitamente interpellato per analoghe situazioni dal noto narcotrafficante messicano Joaquin Archivaldo Guzman  Loera, meglio conosciuto come “el Chapo” . Una volta arrivata nello scalo siciliano, la partita di cocaina di quasi 400 chili sarebbe poi stata trasferita in un deposito ritenuto sicuro, ad Acireale, in cui arriveranno per tempo le telecamere e le microspie degli investigatori, pronte a registrare le mosse dei trafficanti.

Il secondo step: 1500 chili di coca dalla Colombia a Catania

Il 18 giugno del 2019 si rifà viva la fonte di fiducia delle fiamme gialle, che inconta a Roma l’agente infiltrato per parlargli di una questione alquanto delicata. Conferma l’intenzione del cartello di inviare a Catania circa 300 chili di cocaina. La sostanza stupefacente in questione era nella disponibilità di Ortega Ubeda Daniel Esteban, alias “Tito el sobrino de Felix”, il quale era in attesa del via libera al suo invio nel capoluogo etneo. A sua volta, “el Flaco” ed i suoi sodali sudamericani avevano la necessità di un “contatto” a Cartagena, città della Colombia, in grado di agevolarli nella spedizione dello stupefacente. Lo stesso giorno, l’infiltrato incontra a Roma “Tito”, “Felix” ed “el Flaco” con altre tre persone non identificate. In questa occasione, quest’ultimo si sbilancia,  dando la propria disponibilità, una volta rientrato in Messico, ad inviare a Catania un ingente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo cocaina, questa volta pari a 1.500 chili, tramite un aereo privato fatto appositamente giungere presso l’aereoscalo colombiano di Cartagena.
 Successivamente la località sicura individuata sarà Bogotà.

La consegna ritardata

Il trasporto internazionale della partita finale di 440 chili cocaina viene stabilito per il 9 gennaio del 2020. Si individua un volo Iberia sulla tratta Bogotá-Madrid e la successiva connessione con un aereo della stessa compagnia in decollo nel pomeriggio del 10 gennaio 2020 sulla tratta Madrid- Roma, con arrivo. In questo modo, la droga arriverà a Catania con un volo nazionale, meno sospetto. Il pm autorizzerà il ritardo del sequestro, in attesa della consegna della droga nel deposito di Acireale. Alla fine dei conti, arriveranno a destinazione 380 chili di polvere bianca purissima. In tutti questi movimenti, Catania è identificato solo come un punto di passaggio.

 Acquirenti cinesi interessati al cloridrato di cocaina

In una delle conversazioni intercettate dai finanzieri in un b&b di Affi, nei pressi del lago di Garda, "Tito" Ortefa Ubeda e "Felix" Ruben Villagran Lopez, parlano di possibili acquirenti cinesi dello stupefacente e dell’incontro che dovevano avere con altre persone che dovevano loro pagare i tre chili consegnati come “prova”. I due trafficanti si trovano al nord Italia proprio per perfezionare accordi sulla compravendita della cocaina, prodotta nella "jungla" in laboratori colombiani appositamente costruiti per produrre grosse quantità di cloridrato di cocaina. Si tratta di una sostanza particolarmente raffinata che, secondo quanto confermato dagli investigatori delle fiamme gialle etnee, aveva una percentuale di purezza pari all'80 per cento. Sarebbe poi stata "tagliata" almeno altre quattro o cinque volte, moltiplicando in maniera esponenziale i guadagni dei rivenditori. Ecco un particolare del fascicolo che lascia intendere come l'affare potesse far gola anche a non meglio precisati soggetti cinesi.

Dopo aver parlato con il "Compadre", Felix riferisce la chiamata a Tito, dicendo che i cinesi vogliono oggi il campione perchè vogliono comprare e che sono arrabiati. Felix riferisce inoltre che Tocayo aspetta il pagamento dei tr perchè non ha soldi. I cinesi vogliono fare la prova, pagano sul momento e dopo diranno la quantità che si porteranno.

T: dobbiamo perdere le speranze di Charlie?
F: no non bisogna perdere le speranze ma dice che non bisogna fermarsi
T: e come ci dobbiamo muovere se non abbiamo i soldi
F: così ho detto io!
Felix dice che bisogna dire al Tocayo cosa bisogna fare andiamo sotto e lo chiami là fuori
T: se il Tocayo chiede per le risorse dico che non ce ne sono?
F: digli che stiamo aspettando che tu sei uscito fuori per chiamarlo....e che io sto aspettando per parlare con questo signore,perchè a me dice altro....tu digli se si farà quella merda perche questi se ne stanno andando...loro hanno i soldi per comprare 50..
T: se non si puo oggi niente.
F: niente più
T:così gli dico?
F: digli così! che il signore dice che i cinesi lo hanno chiamato molto arrabiati, perchè loro sono acquirenti forti ma hanno bisogno di vedere 1 per comprarne 50.
Scendiamo perchè può darsi che quei figli di buttana ci chiamano...

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