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Immigrazione clandestina

Aiutavano i migranti irregolari a superare i confini, 17 persone fermate dalla squadra mobile

Gli indagati chiedevano in cambio anche prestazioni sessuali, oltre a pagamenti in denaro. Registrati "movimenti illeciti" di bambini minori. Otto persone non sono state rintracciate, in quanto non presenti in Italia

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania ha coordinato le indagini che, questa mattina, hanno portato al fermo di 17 persone, extracomunitarie, accusate di far parte di un gruppo criminale specializzato in grado di far giungere in Italia migranti in maniera irregolare, con un'offerta che comprendeva l'imbarco ed il raggiungimento della destinazione finale. Sono tutti imputati di "associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravata dall’aver agito in più di dieci persone e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravata".

Come sono nate le indagini

Le indagini sono nate in seguito alle dichiarazioni rese da una minore straniera, giunta nel gennaio del 2021 presso il porto di Augusta e successivamente collocata presso una struttura di accoglienza nel catanese. Il suo obiettivo era raggiungere la Francia seguendo le indicazioni avute in Libia da una donna che l’aveva avvicinata mentre si trovava in attesa di imbarco. Le si era presentata come sorella di un soggetto che, in Italia, si occupava di far completare il lungo viaggio dal paese di origine sino alla Francia passando per l’Italia (l'indagato Abdoulaye Kadouno Eder), fornendole quindi il suo recapito telefonico. La minore era poi giunta in Italia e, dopo essere arrivata in comunità, era riuscita ad allontanarsi affidandosi alle cure del soggetto indicatole in Libia. Grazie all'intermediazione di questa persona e di altri indagati, ha tentato per tre volte la fuga, fino a riuscirci definitivamente, arrivando in territorio francese. Seguendo i suoi movimenti, gli inquirenti sono riusciti a focalizzare l’attenzione su alcuni soggetti di cittadinanza guineana e ivoriana, cristallizando il modus operandi dell'organizzazione.

I nomi degli arrestati

Le articolazioni territoriali

Il gruppo era formato da più cellule operative in Africa (Libia, Guinea, Costa d’Avorio, Tunisia e Marocco), in Italia (a Genova, Torino, Asti, Cuneo e Ventimiglia) ed in Francia. Tra i "clienti" figurano donne, uomini, bambini e addirittura neonati. Le somme di danaro versate, variabili a seconda della natura degli accordi e della tranche di viaggio da eseguire e della tratta, variano da 200 euro per il solo passaggio dei confini sino a 1.200 euro circa per fasi di viaggio più ampie. I componenti del gruppo erano in grado di favorire l'ingresso irregolare di extracomunitari in altri paesi dell’Unione Europea, in particolare in Francia. Le indagini, coordinate dalla Procura etnea ed eseguite dalla squadra mobile di Catania, documentano come gli indagati fossero in grado di seguire le persone in viaggio fin dal proprio paese d'origine, aiutandole al raggiungimento del confine francese con tratte in auto e treno, o persino avventurandosi in sentieri di montagna. Erano in grado di fornire anche documenti falsi: tra cui green pass, tamponi e patenti di guida contraffatte. La presa in carico del migrante era comprensiva di vitto ed alloggio, contemplando anche secondi tentativi di sconfinamento, qualora un primo tentativo fosse andato a vuoto. Gli inquirenti definiscono la struttura dell'organizzazione "fluida, capace di adattarsi e ben definita quanto ai ruoli: non vi era evidentemente un capo all’apice, ma quattro capi/organizzatori ciascuno per ognuno dei gruppi, quattro entità collettive operanti con una organizzata gestione di risorse umane e materiali, stabilmente a disposizione le une delle altre e sinergicamente attive".

Le cellule del gruppo

Tre le cellule individuate: una con sede a Torino (in cui avrebbero operato il leader Kone Yacouba e gli affiliati Konate Yaya, BayokoO Djiguiba ed un terzo soggetto allo stato irreperibile) ed Asti (qui avrebbe agito il guineano Kadouno Abdoulaye Eder); una con sede in Liguria, in cui avrebbe operato Doumbuia Sidiki, leader del gruppo ed affincato da un altro componente. Individuato anche un complice ad Asti, Diakite Amadou.Infine, una terza cellula aveva sede a Ventimiglia ed era a sua volta suddivisa in due sottogruppi. Uno riferibile ad un soggetto irreperibile, leader del gruppo ( composto anche da Keita Ibrahim e altri due soggetti non rintracciati) e l’altro che sarebbe guidato da Sanogo Alfousseni e che sarebbe composto anche da Touma Hadara Arouna detto Usman, Berthe Fode, Diallo Mamadi, Balde Zeynoule Abidine, Diarrasouba Souleymane, Fofana Siriki, Bamba Souleymane, Bamba Abdoul Kader ed altri due soggetti irreperibili, In ultimo, sono stati individuati anche altri soggetti con un "ruolo cerniera", Sangarè Ali e un'altra persona irreperibile, disponibili a risolvere eventuali problemi nell'attraversamento di confini.

Tensioni per il controllo del territorio

Nel corso delle indagini è emersa una fibrillazione che gli investigatori imputano a contese inerenti il controllo del territorio di riferimento. Da una parte i cittadini nigeriani, dall’altra i francofoni, che curavano i movimenti via terra. Le tensioni avrebbero originato una violenta aggressione ai danni di uno dei soggetti fermati, allo stato irreperibile. Con gli accertamenti patrimoniali e le attività tecniche e tradizionali è stato documentato il giro d’affari: sebbene la maggior parte dei movimenti dei flussi di denaro avvenisse in contanti, soprattutto per la clientela agganciata alla spicciolata, in prossimità dei confini, ed un’altra parte attraverso sistemi basati sulla fiducia, definita con il termine "landaya", l’analisi delle postepay in uso ad alcuni degli indagati ha consentito di attestare che uno dei componenti dell'organizzazione aveva effettuato l’acquisto on line di titoli di viaggio in un limitato arco temporale per un ammontare di circa 26 mila euro. L’analisi dei flussi di denaro relativi alle carte postepay utilizzate ha fatto emergere come il saldo fosse pressoché pari a zero: le carte venivano infatti svuotate, con transazioni complessivamente ammontanti a 800 mila euro, solo considerando le postepay intestate a diversi indagati.

Le intercettazioni

Dalle intercettazioni emergono numerose conversazioni incentrate sulla bellezza e sulle fattezze fisiche delle donne migranti. Poichè, oltre al pagamento in denaro, venivano richieste prestazioni sessuali, anche quando viaggiavano con figli minori. In alcune occasioni si sono registrate movimentazioni illecite di bambini in tenera età, accompagnati dalle madri e talvolta da esse momentaneamente affidati ad un componente dell'organizzazione. Varie le strategie psicologiche adottate per aumentare i guadagni. "Questa è una cosa che ti ho detto mille volte! Quando parli con un cliente - si legge in uno degli estratti usati come prove di colpevolezza degli indagati - devi per prima cosa farlo partire, guidandolo da dove si trova, sino a farlo giungere a Milano oppure a Ventimiglia... Poi dopo gli puoi chiedere in quale città vuole andare ed infine gli dici il prezzo! Così hai la certezza di poter trovare un accordo. Già non arrivano tante persone e quelle poche che arrivano con il tuo modo di lavorare li fai allontanare".

Un aiuto "indispensabile"

La strategia consisteva proprio nell’imbrigliare il migrante, offrendogli, portandolo sino ad un punto tale da rendergli impossibile il rifiuto dell'aiuto. Tra l’altro alcuni degli indagati, avrebbero approfittato in tal senso, del loro inserimento a vario titolo all’interno di strutture di accoglienza per migranti, sfruttando anche tutte le informazioni disponibili circa i nuovi arrivi, le nazionalità e l’età dei potenziali clienti. L'operazione denominata "Landayà", che in lingua dioula significa "fiducia", è stata eseguita con la collaborazione delle questure di Asti, Cuneo, Genova, La Spezia, Pavia, Rimini, Savona e Torino. I 25 destinatari del decreto di fermo sono tutti di cittadinanza ivoriana e guineana (così come la maggior parte dei migranti da loro gestiti), in gran parte regolari sul territorio nazionale. Otto indagati non sono stati rintracciati in quanto non presenti in Italia. In gran parte convalidate le ordinanze di custodia cautelare in carcere, presso gli istituti penitenziari di competenza.

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