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Lunedì, 26 Settembre 2022
Cronaca

Sparatoria all'Ecs Dogana: i contrasti tra clan sulla mancata esibizione di un cantante neomelodico

Alcuni giovani, da ritenersi vicini al clan “Mazzei”, avrebbero impedito ad un noto cantante neo-melodico catanese di esibirsi insieme ad un trapper che, per rendere più interessante lo spettacolo, ne aveva richiesto la presenza sul palco. A seguire una sorta di controffensiva di una frangia avversa vicina ai “Cappello-Bonaccorsi”

Cinque persone in carcere per i "reati di rissa e lesioni personali, aggravate dall’uso di armi, detenzione e porto in luogo pubblico di più armi comuni da sparo nonché di maltrattamenti in famiglia e danneggiamento di cose esposte alla pubblica fede". Le indagini riguardano la rissa degenerata in sparatoria all'uscita di una nota discoteca del Porto, la 'Ecs Dogana Club', dello scorso 21 aprile, in cui era rimasto ferito un giovane di 18 anni e il danneggiamento delle vetrine di alcuni esercizi commerciali. 

I destinatari della misura cautelare sono i catanesi: Miano Sebastiano, 28 anni; Patanè Giuseppe Santo, 26 anni; Napoli Salvatore Danilo, 20 anni; Gagliano Gabriele, 19 anni; Salici Gaetano, 19 anni.

Le indagini

Già dai primissimi atti di accertamento, gli investigatori sono riusciti a stabilire che, nell’occasione, vi erano stati almeno due feriti, raggiunti da colpi di arma da fuoco: un maggiorenne e un minorenne. Attraverso i rilievi e le repertazioni della polizia scientifica è stato possibile verificare, sulla base del ritrovamento dei bossoli nelle vicinanze del luogo del ferimento, come fossero state impiegate almeno 2 pistole: una di calibro 7,65 e l’altra calibro 40.

La disamina delle immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona interessata dal violento confronto tra due contrapposte fazioni, ha permesso, inoltre, di accertare che alcuni dei colpi d’arma da fuoco sarebbero stati esplosi da Patanè ed avrebbero raggiunto Salici. La prosecuzione degli approfondimenti investigativi – supportata da attività di tipo tecnico nonché dall’attento vaglio e comparazione delle dichiarazioni testimoniali raccolte – ha condotto alla generale ricostruzione dei fatti oggetto d’indagine che hanno avuto origine da una precedente rissa avvenuta la notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, all’interno dello stesso locale. Alcuni giovani, da ritenersi vicini al clan “Mazzei”, avrebbero impedito ad un noto cantante neo-melodico catanese di esibirsi insieme ad un trapper che, per rendere più interessante lo spettacolo, ne aveva richiesto la presenza sul palco.

Le immagini della rissa degenerata in sparatoria all'Ecs Dogana | Video

Nella concitazione, il cantante neomelodico avrebbe pure spinto la fidanzata di uno dei ragazzi vicini ai “Carcagnusi”. L'epilogo nella notte del 21 aprile, finito con colpi di arma da fuoco esplosi con il ferimento di due individui. In quest’ultima occasione, un gruppo di giovani, raccolti attorno alla figura di Sebastiano Miano e appartenenti ad una frangia avversa (da ritenersi contigua al clan dei “Cappello-Bonaccorsi”), attuavano una sorta di controffensiva ai danni della fazione che aveva impedito, la settimana precedente, l’esibizione canora.

Ne è scaturito, pertanto, un vero e proprio raid con l’uso di più armi. Le indagini hanno messo in luce elementi indizianti, univoci e convergenti, circa la diretta partecipazione ai fatti delittuosi, anche a carico di Napoli e Gagliano, le cui condotte, secondo le valutazioni del Gip, erano connotate di gravità tale da rendere necessaria l’adozione della misura cautelare di massima afflittività. Le indagini hanno permesso di delineare altra vicenda verificatasi in ambito familiare e riguardante solo Miano, che sarebbe comunque indicativa della sua indole violenta, della facilità e familiarità all’uso di armi da fuoco, riconducibile al reato di maltrattamenti in famiglia ai danni di persona a lui vicina nonché a quello di detenzione, porto di armi comuni da sparo e danneggiamento di autovettura, atteso che l’indagato non avrebbe esitato ad esplodere, per ragioni futili, un colpo di arma da fuoco, calibro 38, sul cofano anteriore dell’autovettura di un consanguineo. 

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