Pellegrino e i 100 mila euro richiesti a Fava come risarcimento danni

"Pellegrino mi chiese 100 mila euro per compensare le offese a suo dire ricevute durante le regionali. I fatti di oggi confermano la sua statura morale". A dirlo a CataniaToday è l'onorevole Claudio Fava

Le indagini sul consigliere comunale Riccardo Pellegrino, che secondo il quotidiano online Livesicilia sarebbe coinvolto in un'inchiesta per reati elettorali, riportano la questione morale al centro della vita politica della città di Catania. Già fiaccato dal recente scandalo sui rifiuti, che ha colpito due tra i più stretti collaboratori di Enzo Bianco, Palazzo degli Elefanti viene nuovamente investito da una bufera giudiziaria. A commentare l'evento, a poche ore dalla pubblicità dei fatti, è l'onorevole Claudio Fava che - intervistato dalla nostra redazione - ha reso nota una richiesta di risarcimento di 100 mila euro che proprio Pellegrino, in questi giorni, gli ha fatto recapitare, per le dichiarazioni rese durante la campagna elettorale per le regionali.  

"Trovo alquanto singolare la tempistica - dichiara Fava - Pellegrino mi aveva fatto notificare dal suo avvocato una richiesta di risarcimento danni del valore di 100 mila euro per compensare le offese a suo dire ricevute e, ieri pomeriggio, mi aveva invitato ad una procedura di conciliazione". "Io chiaramente non mi sono presentato perché la ritenevo una intimidazione - continua l'onorevole - Non ho nulla da conciliare, anche perché le cose dette in campagna elettorale sono tutte tratte da atti pubblici. La caratura del personaggio, millantatore ed esegeta dei capi mafia, viene fuori ancor meglio da quello che leggiamo in queste ore".

"Per una persona che si candida a fare il sindaco, e ancor prima il deputato regionale, è una vicenda gravissima - aggiunge Fava - Pellegrino ha sempre ritenuto l'impunità delle proprie parole come diritto acquisito, mentre ora si trova coinvolto in una vicenda che conferma la sua statura morale. Quella cioè di un uomo che, come risulta dalle intercettazioni, inneggia ai capimafia perduti". "Evidentemente, se le accuse fossero confermate, le cose che pensava le ha applicate - spiega ancora - Un dato sconfortante per una campagna elettorale che, a Catania, comincia davvero male".

Sulla scelta di Pellegrino di candidarsi come primo cittadino, Fava precisa inoltre: "Non so se fosse una richiesta genuina o un modo per tirare su il prezzo nel suo partito. Certo è che pensare di candidarsi in nome delle sue convinzioni e vincere, per quanto Catania sia una città moralmente affaticata, non è realistico". "La città ha ancora una tenuta morale che le permette di non essere preda di gente come Pellegrino", aggiunge. "L'idea che la poltica si debba muovere soltanto davanti all'evidenza giudiziaria è furba e debole - spiega - Credo che Forza Italia debba assumersi le proprie responsabilità e dovrebbe buttare fuori un signore che, intercettato, diceva che gli mancano i capi mafia di una volta". "Tuttavia - conclude Fava - Né Pogliese né il presidente Musumeci hanno fatto nulla". 

La replica dell'avvocato di Riccardo Pellegrino

"Prendo atto delle dichiarazioni rilasciate al Vostro giornale in data odierna dall'Onorevole Claudio Fava in merito all'instaurando giudizio civile promosso dal mio Assistito - scrive in una nota l'avvocato Grazia Romano - ed intendo precisare che le contestazioni mosse oggi al signor Pellegrino Riccardo nulla hanno a che vedere con il predetto giudizio avente ad oggetto dichiarazioni rese dall'onorevole Fava durante una conferenza stampa. L'onorevole Fava probabilmente confonde l'esplicazione di un presupposto processuale - quale è la mediazione/conciliazione obbligatoria prevista dalla legge -con una intimidazione di natura personale. Vorrei precisare che ai sensi e per gli effetti del Decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 - giusto per citare la norma- 'chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa a una controversia in materia di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, è tenuto, assistito dall'avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione. L'esperimento del procedimento di mediazione e' condizione di procedibilita' della domanda giudiziale'".

"Ed ancora - continua il legale - alla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell'articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. II giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall'articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio"."II Sig. Riccardo Pellegrino, dunque - conclude Romano - non ha inteso porre alcuna forma di intimidazione nei confronti di chicchessia ma semplicemente ha inteso applicare le norme di legge con l'assistenza processuale del sottoscritto difensore. Per tale unica ragione ha legittimamente invitato I 'Onorevole Claudio Fava all'incontro di mediazione presso l'organismo di Conciliazione dell'ordine degli Avvocati di Catania, deputato a svolgere tale funzione. Tanto si doveva".

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