Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Acireale, torna in libertà l'ex sindaco Roberto Barbagallo

Il Tribunale del Riesame ha accolto le richieste dei legali dell'ex primo cittadino, arrestato a febbraio per corruzione in seno all'operazione Sibilla. Dopo un breve periodo in carcere Barbagallo era ai domiciliari

Il tribunale del Riesame ieri mattina ha accolto la richiesta avanzata dagli avvocati di Roberto Barbagallo, che avevano impugnato l'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, disposta per l'ex sindaco di Acireale in seno all'operazione Sibilla. A darne notizia il quotidiano online MeridioNews. Il Gip di Catania, Giovanni Cariolo, accogliendo la richiesta della Procura, aveva disposto il giudizio immediato dell'ingegnere acese e di altre 12 persone, ipotizzando il reato, a vario titolo, di turbata liberta' degli incanti e corruzione continuata.

La prima udienza del processo si è tenuta il 3 luglio davanti alla terza sezione penale del Tribunale. Le indagini della guardia di finanza ruotano attorno a Barbagallo, 42 anni, sindaco dal giugno del 2014: per favorire la campagna elettorale del deputato regionale di Sicilia Futura Nicola D'Agostino, che non è indagato, avrebbe dato disposizione ad un luogotenente della polizia locale, Nicolò Urso, di avviare controlli amministrativi nei confronti di due imprenditori.

L'obiettivo sarebbe stato quello di indurli ad avvicinare il sindaco per evitare la sanzione, quest'ultimo avrebbe chiesto in cambio sostegno elettorale per il suo referente politico.. L'indagine ha portato alla luce anche irregolarità in merito all'ampliamento del cimitero comunale di Acireale e al conferimento di incarichi professionali relativi alla riqualificazione della pista di atletica nel centro sportivo 'Tupparello' di Acireale e nel campo di calcio di Malvagna (Messina).

Tra gli imputati anche il responsabile della Protezione civile del comune di Acireale, Salvatore Di Stefano, un consulente e un dipendente di una ditta che aveva svolto lavori di ampliamento nel cimitero di Acireale. Di Stefano avrebbe attestato collaudi strutturali in realtà mai effettuati. A processo anche una consulente locale del Coni, Anna Maria Sapienza, che, con la complicità di un dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Acireale, avrebbe ottenuto per un ingegnere e per sé l'incarico di redigere il progetto dei due impianti sportivi, retribuito con un compenso rispettivamente di 5.000 e 14.300 euro e attribuito con una finta gara al massimo ribasso. 

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