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La cocaina sequestrata

La cocaina sequestrata

Cocaina nascosta tra le banane: destinata a Palermo arriva per sbaglio a Salerno

Avrebbe fruttato almeno 14 milioni di euro alle organizzazioni coinvolte nel traffico di stupefacenti la vendita della cocaina, destinata al mercato siciliano, sequestrata dalla guardia di finanza di Catania

“Questa volta i trafficanti internazionali di cocaina sono riusciti a bypassare il controllo della ‘Ndrangheta calabrese che gestisce questo tipo di affari dal porto di Gioia Tauro, organizzando una spedizione di ben 110 chili di droga nascosta tra le banane”. Sottolinea subito questo dato il procuratore del tribunale etneo Carmelo Zuccaro, quasi a rimarcare in conferenza stampa come ormai l’asse Italia-Colombia stia assumendo ramificazioni che sfuggono al controllo degli stessi monopolisti del settore.

VIDEO - I DETTAGLI DELL'INDAGINE

A finire in manette il napoletano Vincenzo Civale ed i palermitani Antonio Ignazio Catalano e Antonino Lupo, parente quest'ultimo di un noto boss del capoluogo. Un quarto uomo, di origini spagnole e molto attivo in Sud America, è tutt’ora ricercato dopo essere sfuggito alla cattura. Si tratta di una sorta di “broker della droga”, che ha messo in contatto i trafficanti italiani con il cartello di Medelin.

Per far sì che tutto filasse liscio e per conquistare la fiducia dei colombiani, il misterioso latitante ha spedito lo stesso Civale in Colombia per alcuni mesi, a garanzia del loro interessamento ed in contatto costante con Antonino Lupo.  

“Durante le indagini – continua il procuratore –abbiamo monitorato l’invio di un primo campione di prova, consistente in 9 chili di cocaina spediti da una azienda di Santa Marta ad una ditta etnea, poi risultata inesistente. Da qui siamo riusciti a capire che il volume d’affari doveva essere molto più elevato. Ed in effetti è scattato il maxi sequestro eseguito a Salerno la scorsa settimana”.

Un particolare davvero insolito emerge in questo contesto dalle intercettazioni telefoniche. “Pare infatti che i colombiani abbiano spedito la droga per errore a Salerno, invece che a Palermo, cui era destinato il carico – spiega il sostituto procuratore Andrea Bonomo – anche se abbiamo ragione di credere che tale operazione  sarebbe potuta essere effettuata in qualsiasi porto italiano”.

“La coca era miscelata col carbone vegetale per renderla irriconoscibile ai controlli – precisa il comandante della guardia di finanza di Catania Francesco Manna – ed erano quasi sicuri che sarebbe arrivata a destinazione. Per facilitare il lavoro dei corrieri, i borsoni con i panetti erano stati messi proprio nella parte vicina al portellone del container, in maniera tale da rendere tutto più facile”. Sarebbe stato necessario poi l’intervento di un chimico specializzato per rendere reversibile il processo di trasformazione della droga e tagliarla successivamente con altre sostanze per incrementare i guadagni. Questi ultimi sono stimati in 14 milioni di euro.

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