Lega e 5 Stelle litigano e slitta nomina commissario post sisma: i terremotati insorgono

Manca ancora la firma per dare all'ex magistrato Salvatore Scalia pieni poteri per far partire la ricostruzione

E' passato un mese dall'incontro tra il governatore Nello Musumeci, il sottosegretario Vito Crimi e l'ex magistrato Salvatore Scalia che è stato individuato - dopo aver condotto una battaglia con i comitati dei cittadini - quale commissario per la ricostruzione post sisma.

Ma sarà la calura estiva, sarà l'aumentata temperatura all'interno del governo gialloverde, sarà il tempo pachidermico della burocrazia italiana di sicuro c'è soltanto che i terremotati continuano ad attendere tra disagi e difficoltà. La nomina di Scalia ancora appare un miraggio.

Eppure il governo, dopo il tormentato iter che ha portato all'approvazione dello Sblocca Cantieri, ha previsto nell’arco del quinquennio 2019-2023 un fondo di 236,7 milioni di euro, con interventi per la ripresa economica, per le imprese ma anche per gli enti locali. Sono previsti fondi per il potenziamento degli uffici comunali: 830mila euro per le assunzioni nel 2019 e 1.660.000 euro per il 2020 e inoltre vi sono finanziamenti per la ripresa delle attività economiche.

Però sinora i cittadini dei paesi etnei colpiti dal terremoto non hanno visto nulla: la ricostruzione non è partita, molti vivono in hotel o in affitto, i Cas (i contributi per l'autonoma sistemazione) sono in ritardo di qualche mese e non c'è nemmeno un commissario a orchestrare le operazioni o a sollecitare il governo.

Perché non è stato ancora ratificata la nomina di Scalia a commissario? Il diretto interessate ci risponde: "Io sono l'ultimo a poterlo sapere, però qualcuno dovrebbe spiegarci perché si è perso un mese. Ciò significa ulteriori disagi per i cittadini e altre spese".

La ratifica dovrebbe essere poi accompagnata da un ulteriore atto per specificare ancora meglio le funzioni del commissario. Una volta nominato, però, non si sbloccherebbe subito la ricostruzione: bisognerà poi trovare una sede, individuare del personale, attrezzare una centrale delle operazioni. Tutti passaggi che richiederanno del tempo e che non sembrano così immediati.

"Più tempo passa e peggio sarà", conclude Scalia. A farsi sentire sono stati gli esponenti del Movimento Cinque Stelle che hanno "buttato la palla" nel campo leghista.

“L’atto –  hanno affermato i deputati catanesi del M5S all’Ars  - a quanto ci riferiscono da Roma è pronto da tempo per la firma di Conte, ma il senatore Arrigoni, più volte contattato e sollecitato dal sottosegretario Vito Crimi, non ha nemmeno risposto”.  

“Intanto – ha detto Angela Foti  - nelle zone terremotate, la vita quotidiana si fa sempre più difficile. Non c’è più tempo da perdere. Il M5S già all’indomani dal sisma si è rimboccato le maniche perché si bruciassero le tappe. Già a febbraio il decreto ricostruzione era pronto e si erano create le condizioni perché sulla vicenda si procedesse a tempi da record. Ora assistiamo a questa frenata, che non è certo imputabile al Movimento 5 Stelle. Se la Lega vuole mettersi di traverso, a questo punto lo dica chiaramente  e lo dica soprattutto ai siciliani che aspettano con ansia il ritorno alla normalità”.

"E poi saremmo noi il popolo del no?”,  ha chiosato Giancarlo Cancelleri.  “Conte – sostiene il deputato - ha già la penna in mano, la Lega  è disposta a dare dignità alla Sicilia? Riesce a mettersi d’accordo e a firmare, o deve farlo solo il M5S? La verità è che quando si tratta del Sud la Lega non c’è mai, è sempre assente”.

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E mentre la politica litiga i terremotati attendono. Dal 26 dicembre.

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