Prima vittoria per gli ex amministratori di Trecastagni, il tribunale ha deciso: tutti candidabili

Con una sentenza del tribunale etneo si è stabilito che sindaco, vice sindaco e tre consiglieri comunali potranno candidarsi nelle prossime tornate amministrative

Per molti la fine di un incubo. Per altri il primo tassello di un percorso che porterà, il prossimo 22 maggio, alla sentenza del Tar contro lo scioglimento del Comune.

Intanto a Trecastagni un primo tassello giudiziario è arrivata dopo lo scioglimento disposto dal consiglio dei ministri nel maggio del 2018. Dopo circa un anno, infatti, il tribunale di Catania ha accolto la tesi difensiva dei legali dell'ex sindaco Giovanni Barbagallo, dell'ex vice sindaco Salvatore Torrisi, dell'ex presidente del consiglio Antonino Sgarlato e degli ex consiglieri Alfio Fisichella e Santo Torrisi.

Per loro era stata chiesta l'incandidabilità ma l'attività istruttoria condotta ha escluso le loro responsabilità nei fatti che hanno determinato lo scioglimento. Fatti che sono emersi dopo l'operazione Gorgoni che portò a diverse misure cautelari per soggetti accusati di far parte delle famiglie Cappello e Laudani e che aveva messo nel mirino la gestione del settore rifiuti di Trecastagni, nonché l'attività di alcuni funzionari comunali.

Come contenuto nella relazione allegata al decreto di scioglimento la commissione inviata dal prefetto avrebbe riscontrato "diffuse illegittimità ed una grave situazione di disordine amministrativo, con particolare riferimento all’ufficio tecnico ed al settore dei lavori pubblici e manutentivi, che sarebbero stati amministrati in maniera accentrata e personalistica dai due funzionari comunali infedeli".

La relazione aveva puntato il dito contro "l’inerzia della compagine di governo dell’ente, che ha omesso di adottare le dovute misure per sopperire alle descritte disfunzioni della struttura burocratica, nonostante il segretario comunale avesse segnalato l’esigenza di una rotazione dei dipendenti comunali per prevenire fenomeni corruttivi".

Ma il tribunale etneo ha rigettato la richiesta di incandibilità per gli ex amministratori del Comune che quindi, nelle prossime tornate elettorali, potranno ricandidarsi.

Questa primo passo giudiziario è stato commentato favorevolmente dall'avvocato Gaetano Trovato, difensore dell'ex presidente del consiglio comunale Antonino Sgarlato: "Il tribunale di Catania ha pienamente accolto la nostra tesi difensiva: non vi è un solo un atto o omissioni nell'espletamento della funzione di presidente del consiglio comunale che potesse giustificare la limitazione dell'elettorato passivo. L'attività istruttoria condotta ha escluso tassativamente ogni respnsabilità del mio assistito, come anche degli resistenti, nei fatti che hanno determinato il provvedimento dello scioglimento dell'amministrazione comunale per infiltrazione di natura mafiosa".

Lo scioglimento e la successiva gestione del Comune da parte di una triade prefettizia ha generato non poche polemiche. Su tutte l'annullamento dei fuochi per la festa, molto sentita, di Sant'Alfio, San Filadelfo e San Cirino.

Nel corso dell'ultimo anno sono stati diversi i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e molti ex amministratori hanno chiesto di rivedere il famoso articolo 143 del Tuel che regolamenta proprio lo scioglimento che si baserebbe su un "più probabile che vi possano essere infiltrazioni che non" che ha, nei fatti, sospeso la democrazia in tante comunità per diversi mesi e con pesanti e lunghi strascichi giudiziari.

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