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Domenica, 21 Aprile 2024
Cronaca

"Ormai siamo una organizzazione, c'è un boss... 5 capi decine": l'operazione "Gotha" contro lo streaming illegale

A finire tra le maglie della giustizia sono state settanta persone, appartenenti ad una associazione a delinquere transnazionale che vendeva abbonamenti falsi alle maggiori piattaforme internazionali di streaming video. Guadagni illeciti per decine di milioni. Alcuni degli indagati sono percettori di reddito cittadinanza

Una vasta operazione contro la pirateria audiovisiva è stata messa a segno dalla procura distrettuale di Catania e dalla polizia postale con l'esecuzione di numerose perquisizioni e sequestri in tutta Italia. A finire tra le maglie della giustizia sono state settanta persone, appartenenti ad una associazione a delinquere che vendeva abbonamenti falsi alle maggiori piattaforme internazionali di streaming video. Le indagini, avviate dal Centro operativo sicurezza cibernetica di Catania con il coordinamento del Servizio polizia postale di Roma, hanno permesso di delineare l'esistenza di una associazione criminale organizzata in modo gerarchico (capo, vice capo, master, admin, tecnico, reseller), i cui capi erano distribuiti sul territorio nazionale (Catania, Roma, Napoli, Salerno e Trapani) ed all'estero in Inghilterra, Germania e Tunisia.

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Le vittime sono le più note piattaforme televisive, quali Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, attraverso il sistema delle Iptv illegali con profitti mensili per molti milioni di euro. Nell'ambito della associazione, un gruppo più ristretto, operante tra Catania, Roma, Napoli, Salerno e Trapani, ha costituito una sorta di "gotha" del mercato nazionale illegale dello streaming.

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Le intercettazioni

Nelle conversazioni, in dialetto siciliano, tra gli associati si evidenzia la loro consapevolezza di essere una vera organizzazione criminale: "C'è un boss… 5 capi decine". Così come vi è risolutezza nel dirimere eventuali contrasti anche con azioni violente, nonché l'indicazione di tenere un basso profilo: "Virunu ca tu t'accatti na machina all'annu virunu ca ci spenni 50 mila euro na machina nova, virunu ca t'accatti scappi di 300 euro. Io ho dovuto fare mettere a posto pure a mia moglie, che non ci va a lavorare per pulire i soldi".  Le indagini hanno preso avvio grazie agli spunti probatori di una precedente operazione della polizia postale di Catania (operazione Blackout).

Le indagini

Ingenti i guadagni dell’associazione che, solamente nei mesi di indagine, ammontano a circa 10 milioni di euro. Si ritiene che i danni per l'industria audiovisiva potrebbero arrivare ad oltre 30 milioni di euro mensili. Alcuni degli indagati  sono percettori di  reddito cittadinanza.

I rivenditori (reseller) degli abbonamenti falsi, guadagnavano pochi euro per ogni abbonamento venduto, ad una media di 10 euro al mese. Uno dei canali di comunicazione privilegiato dall’associazione per la diffusione delel informazioni di vendita è stata l’app di messaggistica Telegram. I pagamenti avvenivano in contanti o su carte fittiziamente intestate a cittadini ignari del furto di identità digitale subito. Numerose le accuse di cui dovranno rispondere gli indagati: truffa, sostituzione di persone, fabbricazione di documenti di identità falsi, falsificazione di carte prepagate, danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici, accesso abusivo a sistema informatico, truffa, ricettazione e spaccio di sostanza stupefacente.

"C'è un sistema economico criminale che di fatto, poi, drena enormi risorse a quello legale, con dietro strutture organizzate, ormai stratificate e ben organizzate e presenti sul territorio come una vera e propria attività commerciale", ha dichiarato in conferenza stampa il direttore della polizia postale, Ivano Gabrielli. Le indagini "hanno dimostrato dei collegamenti con una vera e propria associazione criminale a vari livelli, con vari ruoli, fino al vertice, che si definiva il 'Gotha'". "Oltre alla posizione dei 70 indagati - ha aggiunto Gabrielli - approfondiremo le indagini e le posizioni anche di chi distribuisce e di chi acquista questa forma illegale di produzione. Ricordiamoci che è un mercato illegale che alimenta altri mercati criminali. Chi fa l'abbonamento illegale magari pensa che sta facendo una piccola cosa, ma in realtà  fattivamente finanzia un mercato criminale con ricavi enormi. Stiamo parlando - ha ricordato Gabrielli - del 70% del mercato illegale che stiamo disarticolando intervenendo anche nell'infrastruttura criminale tecnica. Il 'Gotha' è italiano, ma l'infrastruttura informatica è straniera. Legami con Cosa nostra? Al momento non abbiamo evidenze di questo tipo".

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