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Il signor Enrico Catinoto mostra i danni in casa propria

Il signor Enrico Catinoto mostra i danni in casa propria

Metro Cibali e case danneggiate, i residenti: "Viviamo nella paura da un anno"

Gli ingegneri della Tecnis hanno assicurato agli abitanti di via Galermo che la situazione è sotto controllo, nonostante le crepe, e che presto tutto tornerà come prima, senza dire però quanto tempo passerà

I residenti del civico 106 di via Galermo, nel quartiere Cibali, vivono da un anno con la paura che il palazzo possa crollare da un momento all'altro a causa degli scavi sotterranei della metropolitana. Gli ingegneri della Tecnis hanno assicurato che la situazione è sotto controllo e presto tutto tornerà come prima. Senza quantificare, però, l'attesa che nel frattempo dovranno sostenere prima che gli operai entrino effettivamente nelle loro case per buttare giù i muri e rifarli da cima a fondo, dopo aver messo in sicurezza i pilastri del palazzo.

Ecco come nasce la metropolitana -Video

Residenti vivono nella paura da un anno

Le case piene di crepe, non si chiudono più le porte - Video

Uno dei condomini, il signor Enrico Catinoto, ha persino vinto un contenzioso sui danni provocati in casa sua, chiamando dei consulenti privati per certificare la loro effettiva entià, con delle misurazioni che attestano l'evoluzione delle crepe. Si parla di centimetri di larghezza e metri di lunghezza delle fessure, così profonde da aver schiacciato persino l'impianto elettrico, rendendo inservibili le prese. "Ci hanno consigliato di scaricare i mobili della cucina perchè c'era il rischio concreto che la parete potesse crollare. Abbiamo trasferito alimenti, piatti e bicchieri da un'altra parte. Alcune porte non si chiudono a causa del dislivello che si è creato nelle fondamenta, altre non siamo più riusciti ad aprirle. Ho due nipotini che vivono in questa casa e sono preoccupato anche per loro. Se un domani dovesse verificarsi un terremoto in questa zona, probabilmente il nostro palazzo sarebbe uno dei primi a crollare, visto come è ridotto adesso".

I danni nati dagli scavi sotterranei

Questa situazione si è creata all'improvviso. Nel settembre del 2016 si è aperta una grossa voragine nel cortile condominiale. Per riempirla sono state necessarie ventotto betoniere cariche di cemento. "Ma c'è ancora spazio da riempire qui sotto - commenta Catinoto - tant'è vero che la zona è stata transennata in via precauzionale. Stiamo aspettando da un anno che qualcuno si faccia vivo per mettere in sicurezza lo stabile, o dirci almeno quando cominceranno gli interventi. Non c'è anima viva neanche al cantiere della metropolitana, a parte i vigilantes che sorvegliano i macchinari accatastati".

Il punto sulla Tecnis

Nel febbrario del 2016 la Tecnis è stata messa sotto amministrazione giudiziaria insieme alla Mafia e appalti truccati, scatta il sequestro di Tecnis, Artemis e Cogip
Artemis Spa e alla Cogip Holding Srl a causa di un giro di estorsioni messe in atto dal clan Santapaola. Mafia e appalti truccati, scatta il sequestro di Tecnis, Artemis e Cogip
 Alfio Giuseppe, Castro imprenditore ed esponente della famiglia catanese di Cosa nostra, ha riferito di aver lavorato in più occasioni per conto della Tecnis e di avere appreso che l'impresa era "messa a posto" con il gruppo di Picanello, il cui esponente Rosario Tripoto curava gli interessi dell'impresa fuori Catania, salvaguardandola dalle pretese della criminalità locale.  Nel marzo del 2017 
il tribunale di prevenzione di Catania, su richiesta della procura etnea ha restituito Tecnis ai proprietari Mimmo Costanzo e Concetto Bosco Lo Giudice. Per i pm Antonino Fanara e Agata Santonocito è "venuta meno la pericolosità del bene" che ora "è stato legalizzato" grazie al lavoro dell'amministrazione giudiziaria e della procura di Catania, a seguito del sequestro dei carabinieri del Ros avvenuto lo scorso febbraio. Secondo i giudici erano le aziende da considerare pericolose perché appetibili alla mafia e non gli imprenditori.
 

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