Ragazzine abusate in una setta religiosa: arrestati "santone" e tre donne

Pietro Alfio Capuana, questo il nome del santone della comunità "Associazione Cattolica Cultura e ambiente di Aci Bonaccorsi" che si proclamava incarnazione di un arcangelo e che, con l'aiuto di tre donne, plagiava ragazzine minorenni per avere rapporti sessuali con loro

Una vera e propria "setta" come la definisce la procura minorile di Catania, con più di cinquemila adepti, punizioni e un giro di affari centrato sulla vendita di prodotti agricoli. Ma soprattutto una figura messianica al suo centro, un "santone", il 73enne Pietro Alfio Capuana, ritenuto dalle "menti plagiate degli iscritti" alla Associazione Cattolica Cultura e ambiente di Aci Bonaccorsi, come il tramite tra Dio e gli uomini. Da amare e soddisfare anche a livello sessuale, con l'offerta delle proprie figlie minorenni che, come hanno appurato gli agenti della polizia postale di Catania, erano cooptate e persuase da un "cerchio magico" composto da donne.

Capuana è padre di Daniele Capuana, ex assessore allo Sport e alla Polizia Provinciale della Provincia di Catania, ex candidato sindaco di Motta Sant'Anastia con il Partito Democratico, da cui poi uscì in polemica. Come spiegano i magistrati, sia lui che il fratello non sono stati coinvolti in alcun modo nell'indagine e sono totalmente estranei alla vicenda.

L'arresto del 'santone' - Video

Tre le donne, oggi agli arresti domiciliari, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato, si occupavano stabilmente di "reclutare le minori da sottoporre alle pratiche sessuali, vincendone le resistenze (le stesse convincevano le giovani che i rapporti con il Capuana non erano atti sessuali, bensì atti di “amore pulito” , “amore dall’alto”) ed organizzando dei veri e propri “turni” delle bambine presso l’abitazione dell’uomo, durante i quali le minori, oltre ad attendere alle svariate necessità dell’indagato (lavarlo, vestirlo, pulire la sua abitazione), dovevano soddisfare anche le sue richieste sessuali, talvolta anche in gruppo". Ad aver parlato con i magistrati, in totale, sono sei vittime, tre dei quali oggi sono maggiorenni ma erano minori all'epoca dei fatti mentre le altre tre sono ancora minorenni. L'età delle prescelte, come hanno spiegato gli agenti, andava dai "12 ai 15 anni". 

Nota della Diocesi Acireale: "Sconcerto e dolore"

Per questo motivo, per il raffinato meccanismo organizzativo, i magistrati inquirenti prima e il giudice per le indagini preliminari dopo, hanno ritenuto gli indagati responsabili di "associazione a delinquere finalizzata alla violenza sessuale aggravata ai danni di minori". Come spiegano gli ufficiali di polizia, l’indagine è stata avviata l'anno scorso, quando una madre di una ragazzina quindicenne ha denunciato alla Polizia Postale di Catania i reiterati abusi sessuali subiti dalla figlia all’interno della comunità, fondata molti anni fa da Padre Cavalli. Le indagini hanno dimostrato che il gruppo religioso segue delle regole molto rigide, con selezione d’ingresso ed organizzazione di tipo fortemente gerarchico, al cui vertice è posto il Capuana, affiancato da soggetti aventi vari incarichi direttivi, denominati “12 apostoli”. Da circa 25 anni venivano perpretati atti di violenza sessuale ai danni di minorenni, qualificati come azioni mistiche e spirituali, aventi valenza religiosa. In occasione della denuncia, la mamma della minore ha consegnato uno smartphone in cui erano contenute conversazioni in chat, utili alle indagini, estratte in maniera forense dalla Polizia.

"Il lavoro posto in essere dalla postale, è stato incomiabile - hanno spiegato i magistrati della Procura - Quest'indagine è stata particolarmente dolorosa perché abbiamo fatto nostro il dolore di queste minori che, ogni qual volta che percepivano che le azioni erano effettivamente sbagliate, venivano tacciate di non avere abbastanza fede in Dio e in Capuana che si presentava come un'incarnazione di un arcangelo". "Una situazione di plagio - spiegano ancora - Donne oggi maggiorenni in passato sono state vittime di azioni turpi, continuamente, sempre ammantate da questo velo di spiritualità e divinità".

Le vittime, inoltre, erano costrette a sottoscrivere delle lettere in cui dichiaravano il loro amore per il Capuana, dichiarandosi espressamente consenzienti alle sue richieste sessuali. Se le minori esternavano dubbi o non aderivano alle richieste dell’uomo e delle sue collaboratrici venivano tacciate di essere "prive di fede in Dio e, talvolta, anche multate, con obbligo di pagamento di somme di denaro". Gli abusi venivano a casa del Capuana, anche all’interno del cosiddetto “cenacolo”, luogo ove la Comunità si riuniva con cadenza settimanale per riunioni su argomenti religiosi, in occasione delle quali l’uomo faceva delle “locuzioni” religiose, proclamandosi la reincarnazione di un Arcangelo. Nel corso delle perquisizioni locali ed informatiche è stato rinvenuto numeroso materiale cartaceo ed informatico, tra cui moltissime delle lettere redatte dalle giovani, nonché il “registro” con gli elenchi nominativi di migliaia di adepti. Numerose le donne, minori e maggiorenni, vittime in questa vicenda che perdura da oltre 25 anni. A casa degli indagati è anche stato trovato un totale di sessanta mila euro in contanti.

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