Karate e disabilità, “matrimonio” riuscito Riso: “Possibile l'integrazione in palestra”

Le Arti marziali possono affrontare e tentare di costituire un prezioso aiuto, per i disturbi e le forme di disabilità più diffusi, come: Iperattività, Asperger, Dislessia, Sindrome di Down

Il tatami di una palestra di arti marziali, come luogo privilegiato per integrare e includere un piccolo atleta con disabilità psico-fisica. Karate e diversità, “matrimonio” possibile? “Certamente sì - illustra Davide Riso, maestro catanese dell'arte marziale giapponese della “mano vuota”, nel contempo insegnante di Sostegno in una scuola etnea Secondaria, nonché responsabile regionale settore Karate-Csain -, è possibile una migliore integrazione dei diversamente abili nei corsi di karate. Quante volte ci siamo trovati nelle condizioni di scegliere se inserire o rifiutare soggetti con disabilità nei nostri corsi di karate? Normalmente la richiesta parte da genitori armati di buona volontà, desiderosi di fare qualcosa di utile per la condizione di difficoltà dei propri figli, persone che credono nella validità educativa della nostra disciplina”.

Regole per praticanti con disabilità: sul tatami costituiscono un aiuto per orientarsi e trovare benessere?

“Io penso che la prima cosa da fare sia una 'valutazione contestuale', cioè il numero totale di atleti, età media, disponibilità inclusiva della struttura sportiva ecc. Immaginando così il piccolo soggetto 'artista marziale' con una 'speciale normalità', inserito nel corso disponibile in quel momento e le dinamiche relazionali che potrebbero scaturire da ciò. Dopodiché, senza fare promesse, proporre qualche lezione di prova e condividere in itinere, con i genitori e/o gli educatori di riferimento, l’esito dell’inserimento, valutando attentamente gli obiettivi da raggiungere e le criticità che potrebbero insorgere. Il ruolo di maestro di karate e di arti marziali in generale, ha senz’altro una posizione di privilegio per una buona qualità dell’integrazione dei soggetti con lievi disabilità nei gruppi di atleti e, soprattutto, per i mini-atleti che ci ritroviamo normalmente in palestra”. “Inoltre - continua Davide Riso - ritengo importante la collegialità delle scelte educative per una continuità e coerenza negli interventi. Se abbiamo la fortuna di trovare collaborazione con tutte le persone che si occupano dell’educazione del soggetto con disabilità, quali famiglia, personale medico ed insegnanti specializzati di Sostegno, possiamo intervenire in sinergia riducendo la possibilità di errori e migliorando la qualità del processo d’integrazione. La modalità interiore con cui ci proponiamo verso questa situazione determinerà profondamente la possibilità o meno del buon esito dell’intervento sul tatami; molto dipenderà quindi dalle nostre capacità resilienti, di fronteggiare le difficoltà e i limiti, e quindi dalla qualità del pensiero positivo. Pertanto, oltre alla nostra buona volontà, di istruttori, maestri e formatori, abbiamo bisogno anche di conoscenze specifiche, per proporci al meglio in un 'mondo' così complesso e diversificato che ogni persona disabile - e non solo... - manifesta”.

Preparatori specializzati nella disabilità e bravi maestri di Arti marziali, insomma.

“La disciplina marziale giapponese, può affrontare e tentare di costituire un prezioso aiuto, per i disturbi e le forme di disabilità più diffusi, come: Iperattività, Asperger, Dislessia, Sindrome di Down ecc.; definendone le caratteristiche peculiari e proponendo delle 'buone prassi' che vanno evidentemente individualizzate e proposte con una visione più olistica, ossia il più possibile 'totale', a 360 gradi del vissuto del giovane karateka bisognoso di un aiuto. Ovviamente, esiste la possibilità che le disabilità si cumulino tra di loro nello stesso soggetto - la cosiddetta 'comorbilità' -, e che quello che va bene per qualcuno può essere controproducente per altri. Ciò rende 'unica' la situazione che ci accingiamo ad affrontare, e nella quale il successo non è mai garantito; ma l’esperienza utile alla nostra crescita, in un proficuo scambio di esperienze umane di arricchimento reciproco fra maestro e allievo 'speciale'... , penso proprio di sì, ne trarrebbe comunque beneficio”.

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