Migrante ucciso per un cappello, fermati 2 libici: collaborazione tra Procura e Ong

Decisive ai fini dell'indagine le immagini consegnate dall'Ong Moas alla Procura di Catania. Il procuratore Carmelo Zuccaro: "E' la prima volta che si registra una collaborazione simile"

In foto: Il procuratore Carmelo Zuccaro

Durante la traversata un 21enne ha perso la vita a causa di un colpo di arma da fuoco esploso da parte di uno dei trafficanti che gli aveva ordinato in arabo di togliersi il cappello, ma il giovane della Sierra Leone, Kellie Osman, non capendo la lingua è stato colpito alla spalla ed è morto poco dopo. Sono questi gli inquientanti dettagli che gli inquirenti hanno ricostruito nelle ore successive allo sbarco avvenuto a Catania il 6 maggio 2017 quando 394 migranti sono stati portati in salvo dalla Ong Moas a bordo della nave Phoenix, insieme a loro anche il corpo del giovane africano. 

ECCO COME HANNO UCCISO IL GIOVANE MIGRANTE - VIDEO

È il capo della squadra mobile Antonio Salvago che ha raccontato in conferenza stampa i dettagli degli ultimi momenti di vita del 21enne, grazie alle preziose testimonianze del fratello e degli altri migranti. Nei prossimi giorni saranno ascoltati anche tutti gli altri migranti presenti a bordo dell'imbarcazione. 

Gli arrestati sono due giovani cittadini libici. Abouzid Nouredine Alhadi, di 21 anni e  Hurun Gafar di 25 anni. Per entrambi l'accusa è di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ad Alhadi è contestato anche il concorso con altri soggetti, allo stato non identificati, di omicidio volontario aggravato ai danni del migrante Kellie Osman.

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Decisive ai fini dell'indagine le immagini consegnate dell'Ong Moas alla Procura di Catania e realizzate grazie all'ausilio di un aereomobile in dotazione all'organizzazione non governativa, a sottolinearlo è lo stesso procuratore Carmelo Zuccaro: "E' la prima volta che avviene una collaborazione di questo genere per quanto riguarda questa Ong e questa Procura. Le immagini - continua Zuccaro - sono qualitativamente ottime e ci hanno consentito di documentare e ricostruire il ruolo dei due trafficanti anche grazie alle numerose testimonianze raccolte. Poi se noi avessimo avuto - prosegue il procuratore - dei nostri mezzi con a bordo il personale di polizia giudiziaria li avremmo arrestati tutti". Proprio su questo punto Zuccaro aveva chiesto in commissione difesa al Senato più poteri e più mezzi per contrastare i trafficanti di esseri umani, a seguito delle sue dichiarazioni era nata la polemica con alcune Ong.

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